Open/Close Menu IO SONO LA VIA LA VERITA' E LA VITA Giov. 14:6


4b9cb55ff814a8773a7c45ac2145e7f6Esaminiamo la domanda fatta.

Il nome Michele ricorre solo cinque volte nella bibbia.

Il nome dell’arcangelo Michele ricorre infatti nei seguenti versetti:

  1. Daniele 10:13: «Ma il principe del reame di Persia mi stava in opposizione per ventuno giorni, ed ecco, Michele, uno dei primi principi, venne ad aiutarmi; e io, da parte mia, rimasi lì accanto ai re di Persia».

  2. Daniele 10:21: «Comunque, ti dichiarerò le cose annotate nella scrittura di verità, e non c’è nessuno che mi sostenga fortemente in queste [cose] eccetto Michele, il vostro principe».

  3. Daniele 12:1: «E durante quel tempo sorgerà Michele, il gran principe che sta a favore dei figli del tuo popolo. E certamente accadrà un tempo di angustia come non se ne sarà fatto accadere da che ci fu nazione fino a quel tempo. E durante quel tempo il tuo popolo scamperà, chiunque si troverà scritto nel libro».

  4. Giuda 9: «Ma quando l’arcangelo Michele ebbe una controversia col Diavolo e disputava intorno al corpo di Mosè, non osò portare un giudizio contro di lui in termini ingiuriosi, ma disse: “Ti rimproveri Geova”».

  5. Rivelazione (Apocalisse) 12:7: «E scoppiò la guerra in cielo: Michele e i suoi angeli guerreggiarono contro il dragone, e il dragone e i suoi angeli guerreggiarono».

    Le schiere angeliche

    Dalla Bibbia ricaviamo la scala gerarchica angelica:

     

    Serafini

    (שְׂרָפִים, serafìm, “ardenti”)

    Stanno attorno al trono di Dio (Is 6:2,6).

    Hanno una posizione molto elevata.

    “Ardono” d’amore per Dio.

    Cherubini

    (כְּרֻבִים, keruvìm, “principi delle corti”)

    Sono dislocati dove

    c’è da sostenere la sovranità di Dio.

    Gn 3:24.

    Arcangeli

    (ἀρχάγγελοι, archàngheloi,

    “capi degli angeli”)

    1Ts 4:16; Gda 9.

    Angeli

    (מַלְאָכִים, malakhìm)

    (ἄγγελοι, àngheloi)

    “messaggeri”

    Troni

    (θρόνοι, thònoi)

    Col 1:16.

    Signorie

    (κυριότητες, küriòtetes)

    Col 1:16.

    Potenze

    (δυνάμεις, dünàmeis)

    Ef 1:21

    Principati

    (ἀρχαὶ, archài)

    Col 1:16.

    Autorità

    (ἐξουσίαι, ecsusìai)

    Col 1:16.

Possiamo subito osservare come in questi passi non vi sia alcun accenno esplicito al Figlio di Dio.

La gloriosa persona spirituale che porta questo nome è definita “uno dei primi principi”, “il gran principe, che vigila sui figli del tuo popolo [il popolo di Daniele]”, e “l’arcangelo”.

Nel primo di questi versetti notiamo che Michele viene definito “uno dei primi principi”. Questo non si può certo dire dell’Unigenito Figlio di Dio. Egli, infatti, non è solo uno dei tanti ma l’Unico Figlio. Chi sono quindi gli altri “principi”, compagni di Michele? Evidentemente sono altri angeli preminenti, come l’angelo Gabriele, menzionato nello stesso libro (8:16; 9:21). Tale conclusione appare ovvia. Tuttavia alcuni, pur di negare questa evidenza, giungono al punto di fare la seguente affermazione: «Daniele 8:11, 25 … parla di Yahweh Dio come del “Principe delle milizie” e “Principe dei Principi”. Yahweh è il Principe in capo, e con Lui suo Figlio Michele è “uno dei primi principi”». Secondo alcuni quindi Yahweh sarebbe uno dei due principi a cui si allude in Daniele 10:13. Ora si noti che l’Altissimo, nel libro di Daniele, non viene semplicemente definito un principe ma il Principe dei Principi. La differenza è sostanziale. Inoltre Dan. 10:13 non fa assolutamente pensare che si parli di due soli principi e che Uno di questi sia addirittura l’Iddio Onnipotente! È più che evidente che nel passo si parla di vari angeli preminenti e non certo di Yahweh.

Anche il fatto che Michele vigilasse sul popolo di Daniele non lo identifica automaticamente con il Figlio di Dio: nel libro di Daniele si dice che delle potenze angeliche (buone o malvagie) erano costituite a capo di varie nazioni. Si menziona quindi il “Principe di Persia” (10:13), il “Principe di Grecia” (10:21) e il Principe custode di Israele, Michele appunto. Ma questo incarico protettivo non autorizza la conclusione che questo angelo-capo sia il Figlio Unigenito di Dio.

Fra l’altro, se leggiamo i primi versetti del cap. 10 di Daniele, possiamo notare la descrizione di una figura che ricorda moltissimo il Cristo glorificato.

In Daniele 10:4-7 leggiamo: “E il ventiquattresimo giorno del primo mese, mentre io stesso ero sulla sponda del gran fiume, cioè l’Iddechel, allora alzavo gli occhi e vedevo, ed ecco un certo uomo vestito di lino, con i fianchi cinti d’oro di Ufaz. E il suo corpo era simile al crisolito, e la sua faccia simile all’aspetto del lampo, e i suoi occhi simili a torce infuocate, e le sue braccia e il luogo dei suoi piedi erano simili alla visione del rame forbito, e il suono delle sue parole era simile al suono di una folla. E io, Daniele, da solo, vidi l’apparizione; ma in quanto agli uomini che erano con me, non videro l’apparizione. Comunque, su di loro cadde un gran tremito, tanto che corsero a nascondersi. E io, io fui lasciato rimanere solo, così che vidi questa grande apparizione. E non fu lasciata rimanere in me nessuna potenza, e la mia propria dignità si cambiò su di me in rovina, e non ritenni alcuna potenza.”

Ora confrontiamolo con Apocalisse capitolo 1:12-17 dove si parla di Yahshùa: “E mi voltai per vedere la voce che parlava con me, ed essendomi voltato, vidi sette candelabri d’oro, e in mezzo ai candelabri qualcuno simile a un figlio dell’uomo, vestito di una veste che giungeva fino ai piedi e cinto al petto di una cintura d’oro. Inoltre, la sua testa e i suoi capelli erano bianchi come lana bianca, come neve, e i suoi occhi come fiamma di fuoco; e i suoi piedi erano simili a rame fino quando splende in una fornace; e la sua voce era come il suono di molte acque. E aveva nella mano destra sette stelle, e dalla sua bocca usciva una lunga spada affilata a due tagli, e il suo viso era come il sole quando splende nella sua potenza. E quando lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto.”

Si tratta indubbiamente di brani molto simili. Secondo alcuni commentatori l'”uomo” che appare a Daniele è lo stesso “Figlio dell’Uomo” menzionato nell’Apocalisse. Egli è Colui che parla con Daniele fino alla fine del libro (12:5,6) e che menziona Michele come un altro essere inviato e da Lui ben distinto. Se la stessa descrizione venisse riferita a Michele, esisterebbe qualche valido presupposto per concludere che questo arcangelo sia il Figlio dell’Uomo, ma, come abbiamo visto, le due figure sono invece nettamente distinte.

In 1 Tessalonicesi 4:16  leggiamo: “Quel giorno, il Signore stesso, ad un dato segnale, alla voce di un arcangelo e allo squillo della tromba di Dio, scenderà dal cielo, e allora i credenti morti saranno i primi a risorgere per andargli incontro. 17 Poi noi, che saremo ancora vivi, verremo presi insieme a loro e portati in alto tra le nuvole per incontrare il Signore. Così rimarremo con lui per sempre.(BDG)  

Alcuni dicono: (Con), il comando di Yahshùa che dà inizio alla risurrezione è descritto come “voce di arcangelo”, e Giuda 9 dice che l’arcangelo è Michele. Sarebbe appropriato paragonare la voce imperiosa di Yahshùa a quella di qualcuno che avesse meno autorità? È dunque ragionevole concludere che l’arcangelo Michele sia Yahshùa. (Fatto interessante, nelle Scritture la parola “arcangelo” non compare mai al plurale, il che fa pensare che ce ne sia uno solo).

Il fatto che Yahshùa scenda dal cielo con voce di arcangelo non lo rende affatto un arcangelo. È ovvio che è la voce ad essere “d’arcangelo”, e non il Cristo stesso. Quale arcangelo, per esempio, potrebbe dire: “Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me” (Giov. 14:11)? Quale arcangelo può dire: “Chi ha visto me, ha visto il Padre” (Giov. 14:9)? Se vedendo Yahshùa arcangelo vediamo il Padre, allora anche il Padre diventa un arcangelo? Inoltre, se la “voce di arcangelo” rende Cristo un angelo, la “tromba di Dio“, secondo la stessa ‘logica’, dovrebbe renderLo Dio! Proviamo ad applicare questa ‘logica’ esegetica ad altri passi. Citiamo ancora la bibbia:

«[Dio] farà risuonare un grido come quello dei pigiatori contro tutti gli abitanti della terra» (Ger. 25:30). «Cammineranno dietro a Yahweh. Ruggirà come un leone; poiché egli stesso ruggirà, e i figli verranno tremando dall’ovest» (Osea 11:10).

Il fatto che Dio faccia “risuonare un grido come quello dei pigiatori” Lo rende forse un pigiatore d’uva? Il fatto che “Yahweh” ruggisca come un leone, Lo trasforma forse in un leone? Certamente no! Perché quindi si dovrebbe pensare che la “voce di arcangelo” renda il Figlio di Dio un arcangelo? È chiaro che trarre queste conclusioni sono tutt’altro che ragionevoli.

L’uso al singolare del titolo “arcangelo” non significa inoltre che vi sia un solo arcangelo. Abbiamo già visto infatti che l’arcangelo Michele è solo uno dei primi principi, e questo fa capire che vi sono altri esseri come lui. Inoltre in tutte le Scritture Ebraiche non vengono mai menzionati gli arcangeli; si parla di queste creature celesti solo in due passi delle Scritture Cristiane (1 Tess. 4:16; Giuda 9). Per trovare una menzione di questi esseri, e comprendere anche come venivano considerati gli arcangeli dai cristiani del periodo apostolico, dobbiamo rivolgerci a delle fonti extra bibliche, fonti che erano certamente conosciute dagli stessi scrittori neo testamentari come Paolo e Giuda. L’angelologia extra biblica attesta la credenza degli Ebrei in numerosi arcangeli e non in uno solo.

Si veda su ciò questo sito: www.angeologia.it.
In un libro composto prima dell’era cristiana, noto come “Libro dei segreti di Enoc”, si menziona l’arcangelo Michele. Nel libro di Tobia, ritenuto apocrifo da alcuni ma che appartiene comunque all’antica Tradizione ebraica ed era quindi conosciuto dai primi cristiani, si menziona l’arcangelo Raffaele, il quale dice di se stesso: «Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore» (15:15, CEI). Si confrontino queste parole con quanto si legge in Apocalisse 8:2,6: «Vidi che ai sette angeli ritti davanti a Dio furono date sette trombe. … I sette angeli che avevano le sette trombe si accinsero a suonarle».

Esaminiamo adesso Apocalisse 12:7-12 “E scoppiò la guerra in cielo: Michele e i suoi angeli guerreggiarono contro il dragone, e il dragone e i suoi angeli guerreggiarono, ma esso non prevalse, né fu più trovato posto per loro in cielo. E il gran dragone fu scagliato, l’originale serpente, colui che è chiamato Diavolo e Satana, che svia l’intera terra abitata; fu scagliato sulla terra, e i suoi angeli furono scagliati con lui.”

Rivelazione 12:7-12 dice che Michele e i suoi angeli avrebbero combattuto contro Satana e avrebbero espulso lui e i suoi angeli malvagi dal cielo in relazione col conferimento dell’autorità reale a Yahshùa. Successivamente Yahshùa è descritto mentre guida gli eserciti celesti in guerra contro le nazioni del mondo. (Riv. 19:11-16) Non è ragionevole credere che sarebbe stato sempre Yahshùa a intervenire contro colui che è chiamato “il governante di questo mondo”, Satana il Diavolo? (Giov. 12:31)

L’appello alla ragionevolezza da parte di alcuni dimostra quanto siano deboli ed infondate le loro conclusioni. Se vogliamo davvero essere ragionevoli, anziché concludere che Yahshùa è un arcangelo si dovrebbe semplicemente riconoscere che Michele è l’incaricato (rappresentante) del Figlio di Dio per guidare l’esercito angelico nella guerra contro il dragone. Vari angeli nell’Apocalisse agiscono in veste di rappresentanti del Figlio di Dio. Questo ruolo non richiede nessuna identificazione delle persone. Questa potente creatura spirituale ( Michele) esce con le sue schiere angeliche, i “suoi angeli”, e affronta satana, che pure ha le sue schiere, i demòni. Le forze del male soccombono e non trovano più posto in cielo. “Io vedevo Satana cadere dal cielo come folgore”, disse Yahshùa. – Lc 10:18.

Michele è un arcangelo, e fu alla difesa di Israele durante l’Esodo nel deserto (cfr. Gda 9).

Daniele 12:1 (CEI) mette in relazione il ‘sorgere di Michele’ investito di autorità con “un tempo di angoscia, come non c’era mai stato dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo”. Questo ben si adatta a ciò che proveranno le nazioni allorché Yahshùa, in qualità di giustiziere celeste, interverrà contro di loro. 

Anche qui si possono fare le stesse osservazioni: quando avverrà il giudizio universale, il Figlio di Dio potrà servirsi di angeli come Suoi rappresentanti e l’arcangelo Michele avrà evidentemente un ruolo preminente in tale compito.

Non viene mai detto in nessun luogo che l’arcangelo Michele sia l’unigenito Figlio di Dio. Anzi, nelle Scritture si fa sempre una netta distinzione fra gli angeli (siano essi serafini, cherubini, principati, ecc.) e il Figlio di Dio, come si nota per esempio nel primo capitolo della lettera agli Ebrei (versione della CEI):

Lettera agli Ebrei
capitolo primo

Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il mondo. Questo Figlio, che è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza e sostiene tutto con la potenza della sua parola, dopo aver compiuto la purificazione dei peccati si è assiso alla destra della maestà nell’alto dei cieli, ed è diventato tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato.
Infatti a quale degli angeli Dio ha mai detto:

Tu sei mio figlio; oggi ti ho generato?
E ancora:
Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio?
E di nuovo, quando introduce il primogenito nel mondo, dice:
Lo adorino tutti gli angeli di Dio.
Mentre degli angeli dice:
Egli fa i suoi angeli pari ai venti,
e i suoi ministri come fiamma di fuoco
,
del Figlio invece afferma:
Il tuo trono, Dio, sta in eterno
e:
Scettro giusto è lo scettro del tuo regno;
hai amato la giustizia e odiato l’iniquità,
perciò ti unse Dio, il tuo Dio,
con olio di esultanza più dei tuoi compagni
.
E ancora:
Tu, Signore, da principio hai fondato la terra
e opera delle tue mani sono i cieli.
Essi periranno, ma tu rimani;
invecchieranno tutti come un vestito.
Come un mantello li avvolgerai
,
come un abito e saranno cambiati;
ma tu rimani lo stesso, e gli anni tuoi non avranno fine
.

A quale degli angeli poi ha mai detto:
Siedi alla mia destra,
finché io non abbia posto i tuoi nemici sotto i tuoi piedi
?

Non sono essi tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati per servire coloro che devono ereditare la salvezza?

Non esiste il minimo dubbio in merito alla distinzione assoluta esistente fra Yahshùa e qualsiasi categoria angelica. Si noti, per esempio, il comando riportato in queste parole:

E di nuovo, quando introduce il primogenito nel mondo, dice:
Lo adorino tutti gli angeli di Dio.

Tutti gli angeli devono adorare il Figlio di Dio e questo include anche l’arcangelo Michele, il quale non può essere quindi lo stesso Figlio che viene adorato. Questa logica conclusione era condivisa inizialmente anche dal fondatore dei TdG, il quale, nella rivista Zion’s Watchtower del 1° novembre 1879, p.4, fece pubblicare il seguente articolo (il grassetto è aggiunto):

La sua posizione è contrapposta a quella degli uomini e degli angeli, poiché è Signore di entrambi, avendo “ogni potere in cielo e terra”. Quindi è detto di lui: “Che tutti gli angeli di Dio lo adorino;” [questo deve includere Michele, l’angelo principale, quindi Michele non è il Figlio di Dio] ed il motivo è che Egli ha “ricevuto in eredità un nome più eccellente del loro”.

Per concludere, un breve commento all’ultimo versetto (Giuda 9) citato da alcuni per sostenere la loro tesi “Yahshùa = Michele”:

«Ma quando l’arcangelo Michele ebbe una controversia col Diavolo e disputava intorno al corpo di Mosè, non osò portare un giudizio contro di lui in termini ingiuriosi, ma disse: “Ti rimproveri Dio”».

Si noti che Michele non osa disputare con il Diavolo, mentre l’attitudine di Cristo di fronte all’avversario è completamente diversa – cfr. Matteo 4:10, «Vattene, satana!» -, a dimostrazione del fatto che il Figlio di Dio ha un’autorità immensamente superiore a quella di qualsiasi creatura angelica.

Questi errori interpretativi fatti da alcuni, che sono abbastanza diffusi nelle sette, ci insegnano che quando si incontra­no nella Scrittura dei passi difficili da capire che apparente­mente vogliono dire qualcosa di inesatto, innanzi tutto si devono leggere nel loro contesto e poi si devono subito confron­tare con altri passi della Scrittura. Questo evita di cadere nell’errore perché la Scrittura spiega la Scrittura. E’ una regola infallibile questa che Dio ci ha lasciato; seguiamola per il nostro bene. Taglieremo così retta­mente la parola di verità per così dire e non rimarremo confusi.

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