Open/Close Menu IO SONO LA VIA LA VERITA' E LA VITA Giov. 14:6

60adbb90bda9dbc5cc38dee63f290f98Che cos’è il peccato?

Peccato” dall’ebraico chattàʼth e il greco hamartìa, la traduzione originale, significa: “MANCARE IL SEGNO”. Cioè mancare l’obiettivo, nel senso di fallire, nel raggiungere una meta, cioè non raggiungere l’obiettivo cioè, sbagliare strada. QUINDI IL PECCATO TI FA, SBAGLIARE STRADA, ti fa perdere di vista la strada, divina, cioè non ti fa seguire, la via dell’onnipotente Eloah Yahweh,  e qual’è la via?

Yahshùa a detto in Giovanni 14:6 Gesù gli disse: «Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Dunque Yahshua è la via, quindi al momento che un discepolo pecca significa che ha sbagliato via, cioè e uscito dalla strada principale è si e messo in una via non buona, pericolosa, quindi distoglie gli occhi dal Messia Yahshùa che morto per lui,  è dirige i suoi occhi, i suoi pensieri, alle cose del mondo… attenzione non è che sia peccato desiderare alcune cose del mondo o fare qualche attività nel mondo, non è tutto ciò che è nel mondo e peccato; tutto dipende dall’uso e dal beneficio che ne otteniamo a livello spirituale… leggiamo cosa ha detto l’apostolo Paolo in 1Corinzi 6:12 (Riveduta)  Ogni cosa m’è lecita, MA NON OGNI COSA È UTILE. Ogni cosa m’è lecita, ma io non mi lascerò dominare da cosa alcuna.  Dunque come dice paolo, io non mi lascerò dominare da cosa alcuna.. Cioè dobbiamo fare le cose utile per noi, che non ci arrecano danno, e senza farci dominare da alcuna cosa.

PER ESEMPIO BERE UN BICCHIERE DI VINO, NON È PECCATO, MA UBRIACARSI SI È PECCATO…

Alcuni dico, che persino andare al mare rappresenti un peccato, perché li sono in costume, è un credente viene tentato da una donna o da un uomo in costume… allora non dovremmo uscire neanche per la strada, perché per la strada ci sono donne o anche uomini che vanno mezzi nudi, ancora più provocanti di quelle sulla spiaggia…  

Yahshùa ha detto in Matteo 5:27-28 (Nuova Diodati)  Voi avete udito che fu detto agli antichi: “NON COMMETTERE ADULTERIO”. Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.

Alcuni saltano subito citando questo versetto dicono vedi  se guardi una donna ha commesso peccato, SULLA SPIAGGIA SONO PROVOCANTI È PECCATO LO DICE IL SIGNORE… CERTO CHE È PECCATO, GUARDARE UNA DONNA È DESIDERARLA; ANCHE QUANDO UNA DONNA GUARDA, UN UOMO E LO DESIDERA HA COMMESSO PECCATO… si anche le donne guardano gli uomini e desiderano non c’è differenza. Bene, analizziamo, facciamo un viaggio indietro nel tempo con la nostra immaginazione andiamo ai tempi di Yahshùa, domandiamoci in quell’epoca le donne erano in costume da bagno, andavano, per la strada, come ai giorni nostri, sicuramente sarete d’accordo, che erano coperti si vedeva solo, il viso allora perché Yahshùa ha detto, quelle parole, perché il problema è nella nostra mente, nei nostri desideri…

Giacomo 1:13-14 (Nuova Riveduta) Nessuno, quand’è tentato, dica: «Sono tentato da Dio»; perché Dio non può essere tentato dal male, ed egli stesso non tenta nessuno; invece ognuno è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce.

Attenzione però, questo non significa, che si può andare per la strada mezzi spogliati, si ci deve vestire in maniera corretta, donne e uomini senza differenza… in conclusione andare al mare non è peccato, se uno va al mare con lo scopo di guardare è peccato, ma se uno va al mare con la famiglia o solo per il bagno.. ripetiamo per la strada è peggio, perché attira la attenzione di più che al mare in quando al mare sono tutti in costume…

Infatti si può desiderare una donna completamente vestita e con la nostra immaginazione la spogliamo, questo è peccato, chi ha questo problema, per prima cosa deve, pregare lui stesso a Yahweh, nel nome di Yahshùa, affinché allontani da lui questa tentazione…

Perché diciamo queste cose sul fatto di andare in spiaggia, perché ci sono alcuni, gruppi religiosi che sono fanatici estremisti, di cui turbano le persone, facendoli sentire in colpa, per cose che non sono peccato come andare in spiaggia, andare con persone del mondo per prendere un caffè, mentre per cioè che realmente è peccato sorvolano, tipo essere iracondi, sparlare le persone, ed altri peccati…

 

Alcuni passi biblici sul peccato:

Ecclesiaste 7:20 Certo, non c’è sulla terra nessun uomo giusto che faccia il bene e non pecchi mai.

Romani 3:23 Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio”.

1Giovanni 1:8 Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi, e la verità non è in noiDunque tutti siamo peccatori, è inutile paragonarci agli altri, siamo sulla stessa barca solamente quando comprendiamo la nostra debolezza umana, possiamo considerare l’importanza del sacrifico che ha fatto Yahshùa delle prove sopportate per noi affinché noi tramite il suo sangue ottenessimo il perdono dal peccato.

Se si commette un peccato, lo si dovrebbe confessare a qualcuno?

Basilarmente la risposta é no. I peccati che ognuno di noi commette nella vita di tutti i giorni sono un problema personale tra il peccatore e Dio. Passi come Matteo 6:6-12, Salmo 32:5 e 1 Giovanni 2:1, e ve ne sono molti altri, dimostrano che un peccatore deve confessare i propri peccati solo a Dio, e non ad un essere umano. Quindi non si dovrebbe praticare la confessione dei peccati.

Comunque, in alcuni casi puó essere necessario confessare a qualche essere umano i propri peccati. Secondo la legge esposta in 1 Corinti 11:3, il marito é il capo della famiglia. Se la moglie o figli commettono qualche peccato di una certa importanza, sarebbero moralmente tenuti a confessarlo al capo di casa.

Forse, in alcuni casi, la coscienza di un peccatore gli rimorde, e non riesce a trovare pace. Forse non riesce nemmeno piú a pregare Dio, essendo sopraffatto dai sensi di colpa. In questi casi, se lo desidera, il discepolo che ha peccato puó rivolgersi ad un fratello maturo locali per ricevere aiuto. Questi fratelli non possono perdonare i  peccati, ma possono pregare con lui e per lui e aiutarlo spiritualmente, nello spirito di Giacomo 5:14.

Inoltre, alcuni peccati come furto, violenza, omicidio e simili, oltre a essere un peccato contro Dio, costituiscono anche un reato contro lo Stato. In questi casi, il peccatore é anche colpevole nei confronti della Legge di Cesare. Ci si aspetta da un discepolo che ha violato la Legge di Cesare che si costituisca e metta le cose a posto con lo Stato. I discepoli non proteggono coloro che hanno deliberatamente peccato contro Dio e contro Cesare, e non lo sottraggono alla punizione a cui va incontro.

 

Un singolo peccato non particolarmente grave e che non viola la Legge di Cesare è fondamentalmente una questione privata tra il peccatore e Dio. In alcuni casi comunque, puó darsi che il discepolo inizia a vivere una vita peccaminosa, non smettendo di peccare. Oppure, puó darsi che commetta peccati di natura cosí degradata o seria da suscitare uno scandalo. Oppure il discepolo vuole includere altri nella sua condotta.

Che siamo discepoli di Yahshùa non significa essere perfetti, quindi è solo naturale la domanda:

Se chi fa parte di una piccola comunità commette un serio  peccato come lo si aiuta? Il Signore ha dato istruzioni precise su come comportarsi quando un discepolo pecca in questo modo. Facciamo rispondere alla bibbia e più precisamente a Yahshùa, queste istruzioni sono da lui stesso dettate in Matteo 18:15-20, i discepoli sono invitati a fare tre passi nei confronti di chi pecca, nel tentativo di aiutarlo a cambiare condotta.

Primo passo: Se il tuo fratello commette un peccato va e metti a nudo la sua colpa fra te e lui solo. Se ti ascolta hai guadagnato il tuo fratello. Chi è a conoscenza del peccato probabilmente un discepolo maturo, avvicina il fratello e lo mette difronte alle sue responsabilità

Secondo passo: Ma se non ascolta, prendi con te uno o due altri, affinché per bocca di due o tre testimoni sia stabilita ogni questione.- Se il peccatore si rifiuta di cambiare o di riparare al torto, in tre (il fratello che lo ha avvicinato inizialmente più due testimoni qualificati) cercano di aiutare il fratello che pecca a cambiare condotta. Se egli cambia condotta o ripara al torto, la cosa finisce li. Il fratello é stato guadagnato.

Terzo passo: Se non li ascolta, parla alla ekklesia – Se il fratello continua a essere impenitente o non ripara il torto, si deve porre la cosa all’attenzione dell’ekklesia, che tramite i suoi rappresentanti, cercherà di far ragionare un´ultima volta il fratello. Deve pentirsi o riparare al torto o la ekklesia prenderá posizione nei suoi confronti.

Ultimo passo: Se egli non ascolta neanche l’ekklesia, ti sia proprio come un uomo delle nazioni e come un esattore di tasse – Se il fratello peccatore ignora l’ ultimatum dell’ekklesia, l’ekklesia deve trattarlo come un uomo delle nazioni o un esattore di tasse. Nel primo secolo, gli Israeliti non fraternizzavano con i gentili e con gli esattori di tasse. Non mangiavano con loro, non li ricevevano in casa e non andavano a casa loro.

I versetti da 15 a 17 si applicano in ogni caso di peccato serio o di una certa entità. Yahshùa fa un unico discorso su come affrontare la questione.

Comunque, c´e un aspetto pratico che evidenzia la superiorità del modello proposto da Yahshùa. Non si deve badare alle parole che il peccatore dice  ma alle “opere di pentimento”, cioè cosa ha fatto PRIMA per dimostrare di essersi pentito.

Ora, se si parla con un fratello che si era giá pentito diciamo 1 o 2 settimane prima, lui ha avuto il tempo di mostrare PROVE di pentimento. Per esempio, se ha rubato, avrà avuto il tempo di restituire i soldi. Se conviveva con una persona non sposata, la avrà lasciata, e cosi via.

Ma, se il fratello non si era pentito, cosa succede? Si  cerca di fargli cambiare idea. Se il fratello cambia idea e si pente, deve avere anche il tempo di FARE OPERE di pentimento. La cosa dunque non può risolversi in un incontro poiché il fratello pentito non avrebbe tempo di mostrare OPERE DI PENTIMENTO. Questo potrebbe creare una situazione paradossale. Si dovrebbe credere SULLA PAROLA. E se mente?

Invece il metodo illustrato da Yahshùa in Matteo, i tre passi, danno a tutti il tempo di DIMOSTRARE a fatti, e non a parole, se si è cambiati. Cosí, quando si presentano davanti all’ekklesia, non ci sono scuse. Lui non HA FATTO NULLA per cambiare, e in questo caso il trattarlo come un uomo delle nazioni  è sempre giusto.

Lo scopo primario comunque rimane sempre guadagnare il fratello e mostrare misericordia.

 

PARABOLA DEL FARISEO E DEL PUBBLICANO

…L’orgoglioso Fariseo se ne stava in piedi e pregava così: “Grazie Dio, perché non sono un peccatore come tutti gli altri, specialmente come quell’esattore delle tasse là in fondo! Perché non imbroglio la gente, non commetto adulterio…

Luca 18:11,13-14 (Bibbia della Gioia) …L’esattore, intanto, se ne stava a distanza e non osava neppure alzare gli occhi al cielo, mentre pregava, ma, battendosi il petto per il dolore, diceva: “O Dio, abbi pietà di me, peccatore!” Ebbene, ve lo dico io: fu questo peccatore, e non il Fariseo, a ritornare a casa perdonato! Perché l’orgoglioso sarà umiliato, ma l’umile sarà onorato!»…

Potrebbero esserci casi in cui, possono essere prese misure drastiche nei confronti di un peccatore?

Si. In base alle Scritture, col tempo, secondo le predizioni ispirate, comparvero “gli oppressivi lupi” gli “anticristi” (Atti 20:29; 1 Gv 2:18). Questi erano apostati che si opponevano alla autorità apostolica, nonostante gli Apostoli fossero stati designati direttamente da Cristo e avessero come credenziali i doni dello spirito. Questi anticristi peccavano a tutti gli effetti contro lo spirito santo, rigettando l´evidente operato dello spirito santo di Yahweh per mezzo degli Apostoli. A tutti gli effetti questi anticristi rischiavano seriamente di commettere il peccato imperdonabile. (Mt 12:31,32) Per questi “angeli di Satana” lo spirito santo impone misure drastiche per evitare la loro malefica influenza. Secondo Tito 3:10,11 e 2 Giovanni 9-11  i contatti con questi anticristi vanno eliminati del tutto, negandogli persino il saluto.

Prendiamo il caso della parabola del figlio prodigo facciamo un riassunto veloce:

Il figlio prodigo di sua volontà va via da casa di suo padre non lo butta fuori il padre.. Poi quando si rende conto del errore commesso dice in cuor suo ritornerò da mio padre… Il padre lo stava aspettando a braccia aperte non gli ha detto niente tipo: sei stato malvagio,  irresponsabile,  non l’ho devi fare la prossima volta non ci sarà perdono…  No gli dice figlio mio l’abbraccia gli mette un anello al dito chiama i servi fa festa…

Questa parabola ci dimostra la misericordia di Yahweh ci dà speranza di perdono incondizionato quando uno si pente,  lui perdona,  senza riserve

Infatti l’ultima parola spetta a Yahweh, nel suo regno, non adesso a noi… anche se siamo certi che questa persona non cambia, il nostro dovere è pregare per lui, affinché si possa salvare… altrimenti, se assumiamo un atteggiamento di superiorità, nei suoi confronti allora noi siamo i veri peccatori.

RICORDATEVI DELL’ORGOGLIOSO FARISEO

Yahweh disciplina permettendo che sopraggiungano anche le conseguenze dei nostri errori però lui non causa sofferenze. Quando ragioniamo con la nostra mente e quella del mondo,  ed entra in azione  satana facendo leva sul nostro punto debole… allora accade che pecchiamo.  A quel punto dipende solo da noi chiedere aiuto, perdono, e spirito santo a Yahweh nel nome di Yahshùa…

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