Open/Close Menu IO SONO LA VIA LA VERITA' E LA VITA Giov. 14:6

Come leggere e capire la Parola di Dio.

Per leggere e capire davvero la Bibbia c’è un modo corretto ma ce n’è anche uno sbagliato che va evitato. La maniera scorretta include essenzialmente due cose da non fare:

• La Bibbia non si può conoscere e capire per sentito dire. Molte persone hanno idee strane sulla Sacra Scrittura, idee popolari che in verità sono menzogne. Ecco, come esempi, alcune falsità che circolano per sentito dire: Quando muore un bambino è perché Dio ha bisogno di un angioletto; o Dio si è fatto uomo e si è fatto uccidere;  I cattivi sono tormentanti eternamente nell’inferno. La lista delle falsità è lunga.

• La Bibbia non va compresa per interposte persone che pretendono di essere i depositari della verità, affidandosi ad una religione. Occorre essere molto cauti verso le interpretazioni religiose. Bisogna invece fare come i bereani, che vagliarono le cose dette loro, “esaminando ogni giorno le Scritture per vedere se le cose stavano così”. – At 17:11.

Tra i modi sbagliati nell’approcciare il testo biblico c’è quello di leggere la Bibbia secondo il nostro modo di pensare occidentale. La Bibbia non solo fu scritta in ebraico ma anche secondo il modo di pensare ebraico. Anche la parte greca della Bibbia, il cosiddetto Nuovo Testamento, sebbene scritto in greco fu pensato in ebraico. Gli ebrei non sono occidentali ma mediorientali. Gli scrittori ispirati della Bibbia erano tutti ebrei. Il modo di pensare mediorientale era alquanto diverso dal nostro occidentale. Alcuni esempi lo chiariranno. Nel Vangelo di Matteo si leggono queste parole dette da Gesù (Yahshùa-Yeshùa): “Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te … E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te” (Mt 5:29,30, CEI). Ora, se si prendessero alla lettera queste espressioni, andremmo in giro come dei Muzio Scevola cecati. Il fatto è che gli ebrei biblici erano molto concreti e quindi non usavano mai astrazioni. Noi occidentali diremmo: se i tuoi occhi ti invogliano a pensieri peccaminosi, distogli subito lo sguardo; se la tua mano sta per farti commettere una brutta azione, ritira immediatamente la mano. Origène, un antico teologo del terzo secolo, non comprendendo questo modo concreto ebraico di esprimersi, si fece evirare; non caso era un filosofo greco, quindi con modo di pensare occidentale. Un altro esempio: “Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo” (Lc 14:26, CEI). Anche queste sono parole di Yahshùa (Gesù). Ad un occidentale appaiono scandalose e inaccettabili. Il fatto è che gli ebrei biblici non usavano sfumature. Noi diremmo amare di più e amare di meno, gli ebrei dicevano amare e odiare. Ecco perché una versione biblica (la TILC, Traduzione interconfessionale in lingua corrente) traduce in occidentale, così: “Se qualcuno viene con me e non ama me più del padre e della madre, della moglie e dei figli, dei fratelli e delle sorelle, anzi, se non mi ama più di se stesso, non può essere mio discepolo”. Se vogliamo davvero capire la Bibbia, dobbiamo entrare nel modo ebraico (che è orientale) di concepire e di pensare. Chi non comprende ciò rischia di prendere cantonate o di farsi idee sbagliate sulla Bibbia. Chi ignora questo fatto può arrivare a conclusioni sbagliate, come quella di ritenere infantili certe presentazioni bibliche. Ad esempio, la Bibbia presenta Dio come un uomo: egli ha mani e dita; pianta un giardino nell’Eden, modella un uomo di creta; chiude la porta dell’arca dove stavano Noè e gli animali; scende a vedere la torre di Babele. Egli vede, fiuta, parla, grida, fischia, soffia; è soggetto all’ira, ama e odia, gioisce e si addolora. Queste espressioni hanno lo scopo di rendere Dio un essere vivo e concreto, che s’interessa al mondo da lui creato e partecipa alla vita. Tali espressioni mostrano la bontà di Dio, il pentimento, la misericordia, la gelosia, l’unicità divina, l’ira, l’odio, la punizione, la giustizia sia pure a scopo salvifico. Ma, altrove, nonostante tali espressioni umane, Dio è presentato come un essere totalmente diverso dall’uomo: “Sono Dio, e non un uomo” (Os 11:9); “Hai tu occhi di carne? Vedi tu come vede l’uomo?” (Gb 10, 4), “Colui che è la gloria d’Israele non mentirà e non si pentirà; egli infatti non è un uomo perché debba pentirsi”. – 1Sam 15:29. Noi esseri umani siamo intelligenti e raziocinanti. Le nostre facoltà di pensare non vanno quindi messe da parte. I bereani le usarono e furono per questo ritenuti “di mente più nobile” (At 17:11, TNM). Tuttavia, fare esclusivo affidamento su se stessi e sul proprio ragionamento può creare un condizionamento. Confidare esclusivamente sul proprio ragionamento è d’ostacolo. “Dice il Signore: «I miei pensieri non sono come i vostri»” (Is 3 55:8, TILC). “Guai a quelli che si illudono di essere saggi e intelligenti” (Is 5:21, TILC). Pur in buona fede ma tuttavia sbagliando, possiamo cadere in errore.

La Bibbia è ispirata, le sue traduzioni no. Ciò che è scritto in una traduzione o versione biblica non è necessariamente ciò che la Scrittura dice. Siamo così sicuri della traduzione che ne è stata fatta? Si dice, con un gioco di parole, che tradurre è un po’ tradire. Un raffronto fra traduzioni diverse può essere utile, ma l’autorità finale l’ha il testo originale ebraico o greco. Nella lettura della Bibbia bisogna cercare di capire prima di tutto il brano nel suo contesto originale storico, geografico, culturale. Poi occorre domandarsi: Qual era lo scopo spirituale che l’autore aveva in mente? Com’è stato ricevuto quel messaggio dai destinatari originali? Come voleva l’autore sacro che fosse ricevuto e compreso quanto da lui esposto? Per essere certi che ciò che noi crediamo il testo dica sia proprio ciò il brano dice davvero, dobbiamo assicurarci che quanto deduciamo sia davvero identico al significato originario. La conoscenza della Scrittura si acquisisce attraverso la Scrittura.

Perfino il termine “conoscenza” va capito secondo la Scrittura. Se ci limitiamo semplicemente a conoscere (in senso occidentale, con lo studio intellettuale) le Scritture, possiamo anche diventare colti, ma poi si ferma tutto lì. Forse conosceremo la Bibbia come si può conoscere un’opera di Shakespeare, il che certo non è poco, ma se vogliamo davvero conoscere (in senso biblico, facendone esperienza) la parola di Dio, se ci sentiamo personalmente interpellati, allora faremo un’esperienza totalmente diversa e indimenticabile. Nella Bibbia la visione dell’avvenire domina tutta la storia, passata e presente. La Bibbia non è un libro di storia e ciò che narra, sebbene sia realmente accaduto, non ha un intento puramente storico. Le narrazioni della Bibbia (che comunque sono storiche) sono fatte con il desiderio di far luce sul presente o sul passato in vista del futuro che esse anticipano: “Tutte le cose che furono scritte anteriormente furono scritte per nostra istruzione, affinché per mezzo della nostra perseveranza e per mezzo del conforto delle Scritture avessimo speranza”. – Rm 15:4. Il futuro, nella Bibbia, va assumendo sempre più nitidamente i contorni del radioso avvenire che Dio ha in serbo per coloro che lo amano. Per una corretta comprensione della Scrittura, questa visione deve fare da sfondo e da orizzonte. Il vero intendimento della Scrittura deve partire dal presupposto che – proprio perché la Bibbia non è né un trattato di scienza né un libro scritto a beneficio di eruditi da dotti intellettuali – Dio parla all’umanità, e lo fa impiegando esseri umani che, ispirati, mantengono pur sempre non solo la loro mente, ma anche la loro mentalità. Occorre capire che gli scrittori della Bibbia si esprimono secondo la mentalità del tempo. Questo fatto non tocca minimamente il messaggio biblico. Impiegare la propria mentalità per esprimere un pensiero ispirato da Dio può essere paragonato all’impiegare la propria lingua per esprimere quello stesso pensiero. Un profeta o un evangelista ha un pensiero ispirato da Dio e lo esprime. Che lingua usa? La sua, ovviamente, ebraica o greca. E’ forse Dio che parla greco ed ebraico? È l’agiografo (ovvero lo scrittore biblico) che parla quella lingua e in quella si esprime. E sono i lettori che, quella stessa lingua, la parlano e la capiscono. Nessuno capirebbe “le lingue degli angeli”, né gli agiografi potevano conoscerle. – 1Cor 13:1. Degli agiografi (che si esprimevano secondo le concezioni del loro tempo) Dio si è servito quale mezzo per formulare verità spirituali riguardanti Lui stesso, la sua potenza e il suo intervento nella storia umana.

pensiero condiviso dal sito di Biblistica

© 2015 Discepoli di Yahshua | Made with love.
Top
Follow us:                        
Translate »