Open/Close Menu IO SONO LA VIA LA VERITA' E LA VITA Giov. 14:6

0614226Nel capitolo 9 di Daniele troviamo una serie di rilevanti predizioni che additano la venuta del messia e la sua morte nel 30 E. V., seguita poi dalla distruzione di Gerusalemme e del suo Tempio nei decenni seguenti.

Dalla Bibbia di Gerusalemme:

Daniele 9:24-27

Settanta settimane sono fissate per il tuo popolo e per la tua santa città per mettere fine all’empietà, mettere i sigilli ai peccati, espiare l’iniquità, portare una giustizia eterna, suggellare visione e profezia e ungere il Santo dei santi.
25 Sappi e intendi bene,da quando uscì la parola sul ritorno e la ricostruzione di Gerusalemme fino a un principe consacrato, vi saranno sette settimane.Durante sessantadue settimane saranno restaurati, riedificati piazze e fossati, e ciò in tempi angosciosi. 26 Dopo sessantadue settimane, un consacrato sarà soppresso senza colpa in lui; il popolo di un principe che verrà distruggerà la città e il santuario; la sua fine sarà un’inondazione e, fino alla fine, guerra e desolazioni decretate. 27 Egli stringerà una forte alleanza con molti per una settimana e, nello spazio di metà settimana, farà cessare il sacrificio e l’offerta; sull’ala del tempio porrà l’abominio della desolazione
e ciò sarà sino alla fine, fino al termine segnato sul devastatore».

“Settanta settimane sono state fissate”. Così disse a Daniele l’angelo Gabriele. Data l’importanza della profezia, occorre stabilire bene il testo biblico. Prendiamo qui come riferimento La Bibbia Concordata, il cui libro di Dn è stato accuratamente tradotto dal compianto professor F. Salvoni, già direttore della Facoltà di Scienze Bibliche di Milano. Vediamo il testo. Daniele sta pregando: “Io parlavo ancora, pregando, confessando il mio peccato e il peccato del mio popolo Israele, ed effondendo la ma supplica dinanzi al Signore, mio Dio, sul monte santo del mio Dio” (9:20, Con). Mentre Daniele ‘parlava ancora in preghiera’, si presenta Gabriele (9:21). “Egli venne e mi parlò dicendo: ‘Daniele, sono uscito ora per farti comprendere. All’inizio della tua supplica uscì una parola e io sono venuto a comunicartela, poiché tu sei prediletto da Dio. Ora penetra la parola e comprendi la visione”. – 9:22,23, Con.

Il v. 24 non pone problemi. Le varie traduzioni sono concordi. Segnaliamo solo alcune particolarità del testo. “Sono fissate” è in ebraico (nekhtàch), letteralmente: “Sono state recise/stroncate”. “Per suggellare visione e profeta”: il senso dell’ebraico (ulakhtòm), “per suggellare”, è quello di “confermare”, “dare autorità”.

  1. 25. “Fino all’unzione di un capo”. L’ebraico ha (ad-mashìakh naghìd). Naghìd significa “capo”, “comandante”. Mashìakh è tradotto in greco christòs e significa “unto”. Si tratta quindi di un “capo unto” o consacrato. Il testo ebraico non ha l’articolo determinativo. Letteralmente è: “Fino a un capo consacrato”. Tradurre “fino a Messia [il] Condottiero” – come fa TNM – è speculativo. L’articolo determinativo non c’è nell’ebraico e, sebbene messo tra parentesi quadre, viene riferito da TNM a Yahshùa (si noti “Messia” e “Condottiero” resi col maiuscolo). Se la Bibbia avesse voluto dire così, avrebbe messo l’articolo, ma nel testo non c’è. La Scrittura dice solo: “Fino a un capo consacrato”. La parte finale del versetto appare oscura in TNM: “Ci saranno sette settimane, anche sessantadue settimane. Essa tornerà e sarà effettivamente riedificata, con pubblica piazza e fossato, ma nelle strettezze dei tempi”. “Essa tornerà”: essa chi o cosa?! “L’emanazione della Parola”? La “parola”? Non si capisce cosa TNM voglia intendere. Dato che è “riedificata”, sembrerebbe trattarsi di Gerusalemme. Ma come può una città tornare?! La traduzione è senza senso. La traduzione corretta dell’ebraico è: “Dall’uscita della parola di tornare e di ricostruire Gerusalemme, fino all’unzione di un capo: sette settimane. Poi sessantadue settimane: piazza e fossato si ricostruiranno, ma in angustia di tempi”. Questa ultima frase che riguarda la ricostruzione non riguarda il periodo dopo “sessantadue settimane”. Il metodo profetico trascura spesso l’esatta successione cronologica. Il Salvoni inserisce un “poi”: “Sette settimane. Poi sessantadue settimane”; TNM inserisce un “anche”: “Sette settimane, anche sessantadue settimane”. L’ebraico ha shavuìm shivàh veshavuìm shishìm ushnàim settimane sette e settimane sessanta e due  Si potrebbe tradurre: “Dall’uscita della parola di tornare e di ricostruire Gerusalemme, fino all’unzione di un capo: sette settimane e sessantadue settimane. Piazza e fossato si ricostruiranno, ma in angustia di tempi”. In tal modo non si cade nell’equivoco di ritenere che “piazza e fossato” sarebbero stati ricostruiti dopo 7+62 settimane.

Il v. 26 presenta una frase incompleta: “E non sarà per lui […]”. NR interpreta e aggiunge: “Nessuno sarà per lui”. TNM interpreta pure e aggiunge: “Senza nulla per lui stesso”. Ma l’ebraico, ripetiamo, ha una frase incompleta:

ikarèt  mashìakh  veèyn  lo

sarà stroncato un unto e non c’è per lui

Data l’incompletezza della frase, il significato è incerto e ci sfugge. Il Salvoni commenta: “Forse vuol significare che egli sarà messo a morte non per colpa sua bensì per la malvagità altrui; oppure che tale morte avrà valore non per sé ma per altri. Varie maniere sono state suggerite per completare la frase mutila: ‘Non vi sarà per lui il giudizio, la colpa, un successore’, ecc.”. – Nota a Dn 9:26, Con.

Il v. 27 – che chiude il cap. 9 – inizia con la frase “Egli salderà un’alleanza con molti”. L’ebraico ha l’articolo determinativo davanti a “molti”? Stando al testo masoretico, sì:    !    (larabìm). Si noti il segno diacritico ( ) sotto il làmed iniziale ( , lettera l). Quel segno si pronuncia a, che unito alla l la. Significa “per i” (se fosse solo l significherebbe “per”, senza l’articolo “i”). Dei segni diacritici abbiamo trattato nella lezione 59 (EBR): sono segni costituiti da punti e lineette inventati dai masoreti (“maestri della tradizione”) nel 6° secolo E. V., segni con cui corredare le consonanti per indicare gli accenti e la corretta pronuncia delle vocali. Per secoli l’ebraico era stato scritto adoperando solo consonanti: le vocali venivano aggiunte dal lettore. Secondo i masoreti, quindi, la parola in questione sarebbe larabìm, “per i molti”. Ma questo nel 6° secolo E. V.. L’originale ebraico aveva l’articolo? Il Salvoni opta per lerabìm, senza articolo, traducendo “con molti”. TNM propende per larabìm: “Per i molti”. Com’era l’originale ebraico?

Una preziosa indicazione l’abbiamo dal testo greco della LXX, del 2° secolo a. E. V.. Il greco ha εἰς πολλούς (èis pollùs), “per molti”, senza articolo. È quindi da preferire la traduzione del Salvoni: “Un’alleanza con molti”. Sia l’ebraico rabìm che il greco pollùs significano “molti”; è quindi del tutto sbagliata la nota in calce di TNM che osserva: “O, ‘per i grandi’”.

Chiarite queste particolarità della sezione di Dn che stiamo analizzando, occorre tornare sul v. 25. C’è un aspetto importante da definire che riguarda l’ordinanza concernente Gerusalemme. Si notino le differenze delle varie traduzioni:

Daniele 9:25

VR Con TNM CEI Did
Restaurare e ricostruire Gerusalemme Di tornare e di ricostruire Gerusalemme Di restaurare e riedificare Gerusalemme Sul ritorno e la ricostruzione di Gerusalemme Che Gerusalemme sarà riedificata

La discordanza delle traduzioni sta nella scelta di tradurre il verbo ebraico  ‘(lehashìv) con “ritornare” o “ricostruire”. Il verbo ebraico ha tutti e due i significati, per cui – in se stesse – le due traduzioni sono possibili. Ma che significato ha qui lehashìv? È il contesto che deve stabilirlo. Ma qui abbiamo, per così dire, due contesti. Uno narrativo e l’altro storico. Se stiamo a quello narrativo, sarebbe da preferire “restaurare”, perché qui si ha il classico parallelismo ebraico che ripete lo stesso concetto con espressioni diverse. L’inizio del versetto – “Sappi e intendi” (Con) – è un esempio di questo parallelismo. Avremmo quindi un duplice parallelismo: sappi-intendi, restaurare-ricostruire. Il Diodati lo interpreta così, tanto che riunisce il parallelismo restaurare-ricostruire in una sola espressione: “Riedificata”.

Ma qui abbiamo anche un contesto storico, dato che è detto: “Dall’emanazione della parola di” (TNM). Si fa riferimento a un decreto. Il fatto è che gli esegeti fanno riferimento chi al decreto di Ciro, chi a quello di Artaserse. Vediamoli.

Decreto di Ciro Decreto di Artaserse
«Così dice Ciro re di Persia: Il Signore, Dio del cielo, mi ha concesso tutti i regni della terra; egli mi ha incaricato di costruirgli un tempio in Gerusalemme, che è in Giudea. 3 Chi di voi proviene dal popolo di lui? Il suo Dio sia con lui; torni a Gerusalemme, che è in Giudea, e ricostruisca il tempio del Signore Dio d’Israele: egli è il Dio che dimora a Gerusalemme.

Esdra 1:2-3

Nel mese di Nisan dell’anno ventesimo del re Artaserse, appena il vino fu pronto davanti al re, io presi il vino e glielo versai. Ora io non ero mai stato triste in sua presenza.

e poi risposi al re: «Se piace al re e se il tuo servo ha trovato grazia ai suoi occhi, mandami in Giudea, nella città dove sono i sepolcri dei miei padri, perché io possa ricostruirla».

Poi dissi al re: «Se piace al re, mi si diano le lettere per i governatori dell’Oltrefiume, perché mi lascino passare ed entrare in Giudea,

e una lettera per Asaf, guardiano del parco del re, perché mi dia il legname per costruire le porte della cittadella presso il tempio, per le mura della città e per la casa che io abiterò». Il re mi diede le lettere perché la mano benefica del mio Dio era su di me.

Neemia 2:1,5,7,8

Il decreto riguarda la costruzione del Tempio Il decreto riguarda la costruzione di Gerusalemme

Dato che Dn 9:25 parla di “ricostruire Gerusalemme”, pare proprio riferirsi al decreto di Artaserse. Si noti anche che in Nee il Tempio non pare aver bisogno di ristrutturazione, ma piuttosto ne hanno bisogno “le porte della fortezza annessa al tempio del Signore” e “le mura della città”. Ora, Dn 9:25 si riferisce a Gerusalemme e non menziona il Tempio. È quindi da preferire la traduzione “restaurare e ricostruire Gerusalemme”.

Come verifica finale, possiamo mettere alla prova la traduzione “tornare” (Con) riferendola al decreto di Ciro. In tal caso l’unto del v. 25 sarebbe Ciro, che nella Bibbia è chiamato “unto” o “messia” o “cristo” (Is 45:1), ma poi dovremmo assumere Onia come “unto” del v. 26, morto nel 171 a. E. V. (cfr. 2Maccabei 4:32-34). Se partiamo poi dall’anno 538/537 a. E. V.. (anno del decreto di Ciro) non si arriva da nessuna parte, sia contando le “settimane” come giorni-anni che – tanto meno – contandole come giorni.

Stabilito quindi che il decreto di riferimento è di Artaserse, occorre ora capire cosa significhino le “settanta settimane”.

Come conteggiare le 70 settimane

Si noti che l’angelo Gabriele non parla di giorni, ma di “settanta settimane” (Dn 9:24). È vero che 70 settimane sono composte da 490 giorni (70 x 7 = 490), ma perché allora non dire ‘490 giorni’? Inoltre, la ricostruzione di Gerusalemme richiese ben più tempo di 490 giorni. Deve trattarsi dunque di anni: 490 anni. Abbiamo perciò:

“Settanta settimane” Dn 9:24 70 x 7 = 490 anni
“sette settimane” Dn 9:25 7 x 7 = 49 anni
“sessantadue settimane” Dn 9:25 62 x 7 = 434 anni
“una settimana” Dn 9:27 7 anni

Non ci resta ora che sapere da quando far partire i 490 anni. Dopo la morte di Ciro il Grande, re di Persia, gli succedette il figlio Cambise II. Dopo la morte di Cambise, il regno successivo durò sette mesi, e sembra che durante questo breve regno un’accusa contro gli ebrei venisse presentata all’allora re di Persia, chiamato nella Bibbia “Artaserse” (forse un nome o titolo regale). Questa volta le accuse sfociarono nell’interdetto reale che intimò di sospendere la costruzione del Tempio decretata da Ciro (Esd 4:7-23). Salì quindi al trono di Persia Dario I (Dario il Grande, figlio di Istaspe). I lavori del Tempio rimasero fermi “fino al secondo anno del regno di Dario, re di Persia” (Esd 4:24). A Gerusalemme, con l’approvazione di Dario, furono ripresi i lavori del Tempio, che fu completato nel sesto anno del suo regno (Esd 6:1-15). Fu poi la volta di Serse, figlio di Dario. E arriviamo così ad Artaserse Longimano, successore di Serse.

Artaserse Longimano (nella foto a destra la sua tomba) ci interessa per aver autorizzato Esdra a tornare a Gerusalemme con un’ingente contribuzione per il Tempio. Questo avvenne nel settimo anno del regno di Artaserse (Esd 7:1-26;8:24-36). Durante il 20° anno di Artaserse, Neemia ebbe il permesso di tornare a Gerusalemme per ricostruire la città: “Parole di Neemia, figlio di Acalia. Nel mese di Chisleu del ventesimo anno, mentre mi trovavo nel castello di Susa, Anani, un mio fratello, e alcuni altri uomini arrivarono da Giuda. Io li interrogai riguardo ai Giudei scampati, superstiti della deportazione, e riguardo a Gerusalemme. E quelli mi risposero: ‘I superstiti della deportazione sono là, nella provincia, in gran miseria e nell’umiliazione; le mura di Gerusalemme restano in rovina e le sue porte sono consumate dal fuoco’”. – Nee 1:1-3.

“Il ventesimo anno del re Artaserse, il vino stava davanti al re; io lo presi e glielo versai. Io non ero mai stato triste in sua presenza. Il re mi disse: ‘Perché hai l’aspetto triste? Eppure non sei malato; non può essere altro che per una preoccupazione’. Allora fui colto da grande paura, e dissi al re: ‘Viva il re per sempre! Come potrei non essere triste quando la città dove sono le tombe dei miei padri è distrutta e le sue porte sono consumate dal fuoco?’. E il re mi disse:

‘Che cosa domandi?’. Allora io pregai il Dio del cielo; poi risposi al re: ‘Se ti sembra giusto e il tuo servo ha incontrato il tuo favore, mandami in Giudea, nella città dove sono le tombe dei miei padri, perché io la ricostruisca’. Il re, che aveva la regina seduta al suo fianco, mi disse: ‘Quanto durerà il tuo viaggio? Quando ritornerai?’. La cosa piacque al re, che mi lasciò andare, e gli indicai una data. Poi dissi al re: ‘Se il re è disposto, mi si diano delle lettere per i governatori d’oltre il fiume affinché mi lascino passare ed entrare in Giuda, e una lettera per Asaf, guardiano del parco del re, affinché mi dia del legname per costruire le porte della fortezza annessa al tempio del Signore, per le mura della città, e per la casa che abiterò’. Il re mi diede le lettere,

perché la benefica mano del mio Dio era su di me”. – Nee 2:1-8.

Nel “ventesimo anno del re Artaserse” fu quindi emanato il decreto di cui parla Dn 9:25: “Dal momento in cui è uscito l’ordine di restaurare e ricostruire Gerusalemme”.

Non è così scontato identificare il “ventesimo anno del re Artaserse”. Gli storici, infatti, non sono pienamente concordi. Diversi storici additano l’anno tradizionale del 445 a. E. V. come 20° anno di regno. Altri il 455 a. E. V.. Ci sono però validissimi motivi per propendere per il 455 a. E. V.: duplici testimonianze storiche delle fonti greca e babilonese. Queste testimonianze concordano nell’additare il 475 a. E. V. come anno di ascensione di Artaserse e il 474 a. E. V. come suo primo anno di regno. Di conseguenza il 20° anno di Artaserse, anno da cui cominciano a contarsi le 70 settimane di Dn 9:24, fu il 455 a. E. V..

Abbiamo così il seguente schema:

Dal momento in cui è uscito l’ordine di restaurare e ricostruire Gerusalemme  V. 25

Iniziano le “settanta settimane “nel      455 a.E.V.
Fino la Messia Condottiero ci saranno sette settimane anche sessantadue settimane V. 25  TNM

7+62 settimane = 69 settimane

69×7= 483 anni

>28 E.V.

L’anno cui si arriva è il 28 E. V.: l’anno in cui Yahshùa si presentò pubblicamente, iniziando il suo ministero. Il calcolo è matematico: 455 + 28 = 483.

La profezia di Dn continua: “Egli stabilirà un patto con molti, per una settimana; in mezzo alla settimana farà cessare sacrificio e offerta” (9:27). “Una settimana” è una settimana di anni, per cui si tratta di sette anni. “In mezzo alla settimana” indica il periodo dopo tre anni.

Evento

Anno E. V.

Termine delle 7 + 62 = 69 settimane = 483 anni (69 x 7)

a partire dal 455 a. E. V.

28

U

L

T

I

M

A

S

E

T

T

I

M

A

N

A

1

Primo giorno = anno dell’ultima settimana

Dopo nissàn28

2

Secondo giorno = anno dell’ultima settimana

Dopo nissàn

29

3

Terzo giorno = anno dell’ultima settimana

Dopo nissàn

30

½

Morte di Yahshùa, “agnello di Dio”

14 nissàn 30

4

Quarto giorno = anno dell’ultima settimana

Dopo nissàn

31

5

Quinto giorno = anno dell’ultima settimana

Dopo nissàn

32

6

Sesto giorno = anno dell’ultima settimana

Dopo nissàn

33

7

Settimo giorno = anno dell’ultima settimana

Dopo nissàn

34

“In mezzo alla settimana farà cessare sacrificio e offerta”: con la sua morte Yahshùa pose fine ai sacrifici e alle offerte previste dalla Legge. Yahshùa “è entrato una volta per sempre nel luogo santissimo, non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue. Così ci ha acquistato una redenzione eterna”. – Eb 9:12.

In mezzo [  () (khatzì)] alla settimana” (Dn 9:27). La parola   () (khatzì) non indica sempre la metà esatta; può significare in mezzo o nel mezzo ma non necessariamente nella metà precisa, come in Ger 17:11: “Chi acquista ricchezze, ma non con giustizia, è come la pernice che cova uova che non ha fatte; nel bel mezzo [  () (khatzì)] dei suoi giorni egli deve lasciarle”.

Cosa accadde alla fine dell’ultima settimana di anni? “Egli stabilirà un patto con molti, per una settimana”. I giudei, nel loro insieme, non accettarono Yahshùa come messia. Yahshùa poté stabilire “un patto” solo con “molti” giudei, ma non con tutti. Dopo la sua morte, la via era ancora aperta per i giudei, e solo per loro. Ma venne il tempo in cui la porta fu aperta anche ai non ebrei. Alla fine delle 70 settimane di anni – dopo il nissàn del 34 E. V. -, l’apostolo Pietro ricevette il comando di predicare a un gentile, Cornelio (At 10:1-48). Ora il “patto con molti” non era più circoscritto ai giudei. La salvezza veniva predicata anche agli incirconcisi gentili.

La-profezia-delle-70-settimane-

“Ecco il testo della lettera data dal re Artaserse a Esdra, sacerdote e scriba, esperto nei comandamenti e nelle leggi dati dal Signore a Israele: Artaserse, re dei re, a Esdra, sacerdote e scriba esperto nella legge del Dio del cielo, eccetera.

Io decreto che nel mio regno, chiunque del popolo d’Israele, dei suoi sacerdoti e dei Leviti sarà disposto a partire con te per Gerusalemme, vada pure. Tu infatti sei mandato dal re e dai suoi sette consiglieri in Giuda e a Gerusalemme per informarti come laggiù sia osservata la legge del tuo Dio, la quale è nelle tue mani, e per portare l’argento e l’oro che il re e i suoi consiglieri hanno volontariamente offerto al Dio d’Israele, la cui dimora è a Gerusalemme, e tutto l’argento e l’oro che troverai in tutta la provincia di Babilonia, e i doni volontari fatti dal popolo e dai sacerdoti per la casa del loro Dio a Gerusalemme. Tu avrai quindi cura di comprare con questo denaro tori, montoni, agnelli, e ciò che occorre per le relative oblazioni e libazioni, e li offrirai sull’altare della casa del vostro Dio che è a Gerusalemme. Dell’argento e dell’oro che avanzeranno farete, tu e i tuoi fratelli, quel che vi sembrerà meglio, conformandovi alla volontà del vostro Dio. Quanto agli utensili che ti sono dati per il servizio della casa del tuo Dio, rimettili davanti al Dio di Gerusalemme. Inoltre prenderai dal tesoro della casa reale quello che ti servirà per qualunque altra spesa che dovrai fare per la casa del tuo Dio.

Io, il re Artaserse, do ordine a tutti i tesorieri d’oltre il fiume di consegnare senza indugio a Esdra, sacerdote e scriba, esperto nella legge del Dio del cielo, tutto quello che vi chiederà, fino a cento talenti d’argento, a cento cori di grano, a cento bati di vino, a cento bati d’olio, e una quantità illimitata di sale. Tutto quello che è comandato dal Dio del cielo sia puntualmente fatto per la casa del Dio del cielo. Perché infatti l’ira di Dio dovrebbe riversarsi sopra il regno, sul re e i suoi figli? Vi facciamo inoltre sapere che non si possono esigere tributi o imposte o pedaggi da nessuno dei sacerdoti, dei Leviti, dei cantori, dei portinai, dei Netinei e dei servi di questa casa di Dio.

E tu, Esdra, secondo la saggezza di cui il tuo Dio ti ha dotato, stabilisci dei magistrati e dei giudici che amministrino la giustizia a tutto il popolo d’oltre il fiume, a tutti quelli che conoscono le leggi del tuo Dio; e voi fatele conoscere a chi non le conosce. Senza esitare farete giustizia di chi non osserverà la legge del tuo Dio e la legge del re, e lo punirete con la morte o con l’esilio, con una multa o con il carcere”. – Esd 7:11-26.

“Nel mese di Nisan, il ventesimo anno del re Artaserse”. – Nee 2:1.

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