Open/Close Menu IO SONO LA VIA LA VERITA' E LA VITA Giov. 14:6

SabatoYahshùa, parlando con gli apostoli dopo la sua risurrezione , non fece alcun accenno all’abolizione del sabato o al cambiamento del giorno di riposo. – Lc 24:44-48.

I Vangeli furono scritti dal 50-55 della nostra èra fin verso la fine del primo secolo e non presentano proprio alcun nuovo insegnamento riguardo al quarto Comandamento. Nel primo concilio gerosolimitano gli apostoli pervennero alla decisione (sotto la guida dello spirito santo) di non ritenere più vincolante la circoncisione (At 15:6-29). Quale migliore occasione di menzionare anche l’osservanza sabatica se questa fosse stata abolita? Dalla Bibbia s’impara non sono da quello che dice, ma anche da ciò che non dice.

Onestamente, il cattolico A. Villien riconosce: “Gli apostoli non hanno emesso un decreto per rimpiazzare l’osservanza del sabato con quella della domenica; noi sappiamo al contrario che essi hanno continuato a frequentare il tempio e la sinagoga il giorno di sabato”. – Dictionaire Apologetique de la foi catholique, Beauchesne, Paris, 1914, “Dimache”, colonna 1088, citato da Paul Nouan, pag. 104; cfr. A. Villien, Historique des commandements de l’Église, in Revue du clergé français, 41 (1905) 563-584; 42 (1906) 309-336.

Il sabato fu rispettato dalla comunità dei discepoli di Yahshùa anche dopo la sua morte?

La comunità delle origini (la chiesa dei discepoli di Yahshùa) fu composta, inizialmente, di soli ebrei. In seguito si aggiunsero a loro dei gentili (in questo modo erano chiamati i non ebrei) convertiti, costituendo così l’Israele di Dio” (Gal 6:16; cfr. Rm 2:28,29;9:6). È interessante notare come sia gli ebrei che avevano accettato il messia sia i gentili divenuti credenti si comportarono di fronte al quarto Comandamento.

Quegli ebrei, dunque, che divennero discepoli di Yahshùa, accettandolo come il messia predetto, non si convertirono a un’altra religione, religione che poi sorse uno o due secoli dopo. E riguardo al sabato? Come avrebbero dovuto considerare il sabato quegli ebrei credenti in Yahshùa?

Il sabato non era soltanto l’oggetto del quarto Comandamento. Dopo aver dato i Comandamenti al Sinày, la Scrittura dice che Dio “non aggiunse nulla” (Dt 5:22). Ed Es 24:8 conferma che quel patto era chiuso, stipulato, confermato: “Ecco il sangue del patto che il Signore ha fatto con voi”. Eppure, sette capitoli dopo, avviene qualcosa di particolare: Dio stipula con Israele un patto separato, un patto speciale tra lui e loro. Leggiamo in Es 31:16,17: “I figli di Israele osserveranno il sabato, celebrando il sabato di generazione in generazione, come un patto perpetuo. Esso è un segno perpetuo fra me e i figli di Israele” (ND). Un patto speciale, dunque. Così gli ebrei erano doppiamente obbligati riguardo al sabato: non solo dal Comandamento, ma – in più – personalmente come ebrei.

La verità riguardo a questo speciale patto perpetuo tra Dio e Israele non può essere oscurato da artifici di traduzione, come fa la Traduzione del Nuovo Mondo che traduce “un patto a tempo indefinito”, insinuando l’idea che poteva anche finire, essendo “indefinito”. La parola ebraica usata nel testo biblico originale è םלוע (olàm). L’opera di consultazione Perspicacia nello Studio delle Scritture, degli stessi editori della citata Traduzione del Nuovo Mondo, alla voce “Tempo indefinito” giustifica la propria traduzione citando il lessicografo W. Gesenius: “[olàm:] tempo nascosto, cioè oscuro e lungo, di cui è incerto o indefinito il principio o la fine”. Gli fanno però dire più di quanto egli dica. Infatti, gli editori che lo citano proseguono affermando: “[olàm] spesso si riferisce a cose che hanno fine”. Poi, a conferma, viene detto: “Per esempio […]”. E qui ci si aspetterebbe di veder citati degli esempi scritturali. Invece (guarda caso): “Per esempio, il patto della Legge”. Si ricorre insomma a un falso ragionamento che offende la logica, scambiando l’ipotesi con la dimostrazione della  tesi. E si ricorre a una tautologia, esattamente come quella cui ricorre un evoluzionista che afferma che “sopravvivono i più forti” e, alla domanda su chi siano i più forti, risponde che “sono quelli che sopravvivono.” Come dire: olàm nella Bibbia spesso significa tempo indefinito che può avere fine. E dove avrebbe, nella Bibbia, questo significato? Parlando del patto della Legge. E perché lì avrebbe il senso di tempo che finisce? Perché viene usata la parola olàm. Quando si dice suonarsela e cantarsela da soli.

Il senso della parola biblica olàm (in armonia con quanto detto da W. Gesenius) è ben spiegato da C. V. Orelli: “Un concetto che comincia là dove finisce la nostra capacità di percezione” (Die Hebräischen Synonyma der Zeit und Ewigkeit, Lipsia 1871, p. 70). Inoltre, uno dei massimi pensatori ebrei, Abraham Joshua Heschel, afferma che olàm è usato “nel senso di duraturo, come in berith ‘olàm, patto perpetuo (Gn 9:16)”. Se ancora ci fossero dubbi, è da notare che in Gn 9:16 Dio sta confermando un patto tra lui e l’umanità e promette che non distruggerà mai più l’umanità con un diluvio; e, dopo aver dato l’arcobaleno come segno, afferma: “Lo vedrò per ricordare il patto perpetuo fra Dio e ogni anima vivente.” Qui il testo originale ebraico ha quello stesso identico עולם ברית (berìt olàm) che si trova in Es 31:16. Per non contraddirsi, la Traduzione del Nuovo Mondo è costretta a tradurre anche qui “patto a tempo indefinito” (il testo ebraico ha, infatti, la stessa identica espressione). Solo che qui si svela l’inganno. Non si può, infatti, argomentare che il “patto a tempo indefinito” di Dio con l’umanità dopo il Diluvio possa significare che il patto avrà una fine: sarebbe dare del bugiardo a Dio. L’unica conclusione sarebbe allora – dal punto di vista degli editori americani – che la stessa identica espressione avrebbe due significati diversi. Il significato diverso si avrebbe, ovviamente, solo quando la Bibbia parla della Legge. Siamo di nuovo alla tautologia.

   Riprendendo il discorso sul sabato, come si è visto, Dio stipulò un patto a parte con Israele sul sabato, oltre a quello della Legge. Che cosa significa questo? Significa che gli ebrei erano obbligati per tutte le loro generazioni, “in perpetuo”, a rispettare il sabato. Era un patto eterno tra loro e Dio. Che accadde allora quando accettarono Yahshùa come messia? Coloro che affermano che la Legge sarebbe stata abrogata con la morte di Yahshùa danno luogo ad una situazione imbarazzante in cui attribuiscono una equivoca imprevidenza a Dio. Non è così. No: non è così.

   Gli ebrei che credettero in Yahshùa continuarono a osservare il sabato. Erano obbligati dal patto eterno con Dio. Il sabato sarà sempre osservato. Una dimostrazione? Ecco la migliore: “’Come i nuovi cieli e la nuova terra che io sto per creare rimarranno stabili davanti a me’, dice il Signore, ‘così dureranno la vostra discendenza e il vostro nome. Avverrà che, di novilunio in novilunio e di sabato in sabato, ogni carne verrà a prostrarsi davanti a me’, dice il Signore” (Is 66:22,23). Quanto dureranno i nuovi cieli e la nuova terrà che Dio creerà? Leolàm, per sempre. E per sempre durerà Israele. E per sempre sarà osservato il sabato.

Dio chiamò nell’antichità Israele e diede loro dei doni: Paolo commenta questo fatto dicendo che “i doni e la chiamata di Dio non sono cose di cui egli si rammarichi” (Rm 11:29). Al ritorno di Yahshùa anche gli ebrei che ora non lo accettano come messia lo riconosceranno tale. Si avvereranno allora le parole profetiche di Dio: “Perdonerò il loro errore” (Ger 31:34). Dio è legato con un patto eterno a Israele, così forte che la Bibbia fa questo paragone: “Il Signore ha posto il sole come luce per il giorno, la luna e le stelle come luce per la notte; egli sconvolge il mare con gran fragore di onde, il suo nome è: Signore dell’universo. Come sono stabili le leggi della natura così sarà stabile la nazione del popolo di Israele, per sempre. Lo ha promesso il Signore”. – Ger 31:35,36.

   Che dire dei pagani, i gentili, che si erano convertiti (loro sì) al Dio di Israele e avevano creduto in Yahshùa? A differenza dei loro fratelli in fede giudei, sarebbero stati forse esonerati dall’osservare il sabato? Il buon senso già ci farebbe dire di no: Dio non usa due pesi e due misure. E Paolo conferma che ebrei e gentili che credono in Yahshùa sono tutti come uno solo in Cristo (Gal 3:28); egli dice ai credenti che erano stati pagani: “Se appartenete a Cristo, siete realmente seme di Abraamo, eredi secondo la promessa” (Gal 3:29). Vediamo ora, comunque, delle prove scritturali che mostrano come l’osservanza del sabato è richiesta anche ai gentili.

Yahshùa aveva detto che “il sabato è stato fatto per l’uomo” (Mr 2:27), quindi non per gli israeliti soltanto. Dio stesso dice: “Felice l’uomo mortale che fa questo […] osservando il sabato per non profanarlo” (Is 56:2). Ma lo straniero? Dio prosegue: “Lo straniero che si è unito al Signore non dica: ‘Certo, il Signore mi escluderà dal suo popolo!’” (Is 56:3); “Anche gli stranieri che si saranno uniti al Signore per servirlo, per amare il nome del Signore, per essere suoi servi, tutti quelli che osserveranno il sabato astenendosi dal profanarlo e si atterranno al mio patto, io li condurrò sul mio monte santo e li rallegrerò nella mia casa di preghiera; i loro olocausti e i loro sacrifici saranno graditi sul mio altare, perché la mia casa sarà chiamata una casa di preghiera per tutti i popoli” (Is 56:6,7). Tutto questo accade ora, perché il versetto 1 di Is 56 afferma: “La mia salvezza sta per venire e la mia giustizia per essere rivelata.” E Paolo dice: “Ecco, ora è il giorno della salvezza”. – 2Cor 6:2.

Dopo tre interi giorni che Yahshùa era morto, all’albeggiare del primo giorno della settimana (per noi la domenica), alcune sue discepole si recarono alla sua tomba. Il racconto dice: “Il sabato, naturalmente, si riposarono secondo il comandamento. Il primo giorno della settimana, andarono molto presto alla tomba” (Lc 23:56;24:1). Chi scrive è Luca, un gentile (Col 4:10,11,14), e scrive queste cose verso il 56-58 della nostra èra, ovvero dopo più di venticinque anni dopo la morte di Yahshùa. Non dovrebbe preoccuparsi di giustificare il riposo sabatico magari spiegando che ai quei tempi ancora vigeva, se questo non fosse stato più praticato? Non solo non lo fa, ma si preoccupa di specificare che le donne ubbidirono “secondo il comandamento”. Si noti però il suo commento: “Naturalmente, si riposarono secondo il comandamento”.

Durante il terzo viaggio di Paolo (siamo ben oltre il 50 della nostra èra), poco più di due decenni dopo la morte di Yahshùa, Paolo rispetta il sabato con altri discepoli gentili. Vediamo l’episodio. Luca narra: “Il primo giorno della settimana [la nostra domenica], quando eravamo radunati per prendere un pasto, Paolo discorreva con loro [con i discepoli di Troas, una città portuale dell’Asia Minore, l’attuale Turchia], poiché sarebbe partito il giorno seguente; e prolungò il suo discorso fino a mezzanotte. E c’erano parecchie lampade” (At 20:7,8). Il “prendere un pasto” si riferiva alla cena (pasto serale), dato che Luca specifica che “c’erano parecchie lampade”; oltretutto dice che Paolo “prolungò il suo discorso fino a mezzanotte”. Era quindi sera, dopo il tramonto. Va ricordato che per gli ebrei il giorno terminava al tramonto e dopo il tramonto ne iniziava uno nuovo. Luca specifica che era “il primo giorno della settimana”. Era quindi appena trascorso il sabato quando si misero a tavola e c’erano molte lampade. Paolo parlava con i fratelli di Troas e si dilungò fino a mezzanotte. Ora vediamo cosa fecero i compagni di Paolo mentre lui si attardava a Troas: “Ora noi [Luca, che scrive, e altri compagni di Paolo], andati avanti sulla nave, salpammo per Asso, dove intendevamo prendere a bordo Paolo, poiché, dopo aver dato istruzioni in tal senso, egli stesso intendeva andare a piedi” (At 20:13). In pratica accadde questo: Paolo e i suoi compagni trascorsero il sabato con i credenti di Troas. Poi la sera, terminato il settimo giorno (sabato) e iniziato ormai il primo (nostra domenica, per loro giorno feriale e lavorativo), si misero a tavola e pranzarono e poi, secondo le istruzioni di Paolo, i suoi compagni partirono per nave alla volta di Asso e lui si trattenne a Troas per raggiungerli poi a piedi ad Asso. Tutti, di sabato, si erano fermati per il riposo.

Il sabato fu osservato dalla primitiva congregazione dei discepoli di Yeshùa

Vediamo ora alcune evidenze bibliche che dimostrano che la primitiva congregazione dei discepoli di Yeshùa osserverò il sabato.

  La nuova Diodati  In Mt 28:1 dice: “Ora, alla fine dei sabati, all’alba del primo giorno della settimana, Maria Maddalena e l’altra Maria, andarono a vedere il sepolcro. Queste donne, discepole di Yeshùa, osservavano il sabato: per andare alla tomba del loro maestro attesero che passasse il sabato. Luca annota che “durante il sabato si riposarono, secondo il comandamento”. – Lc 23:56.

“Entrati di sabato nella sinagoga, si sedettero”, “Il sabato seguente quasi tutta la città si radunò per udire la Parola di Dio” (At 13:14,44). Paolo e Barnaba dedicavano il sabato alla lode di Dio, predicando.

   At 15:1,2 narra che “alcuni, venuti dalla Giudea, insegnavano ai fratelli, dicendo: ‘Se voi non siete circoncisi secondo il rito di Mosè, non potete essere salvati’. E siccome Paolo e Barnaba dissentivano e discutevano vivacemente con loro, fu deciso che Paolo, Barnaba e alcuni altri fratelli salissero a Gerusalemme dagli apostoli e anziani per trattare la questione”. Ritenendo non più necessaria la circoncisione, la questione fu alla fine risolta così: “Si scriva loro [ai pagani convertiti] di astenersi dalle cose contaminate nei sacrifici agli idoli, dalla fornicazione, dagli animali soffocati, e dal sangue” (v. 20), problemi tipici che riguardavano i gentili. La Bibbia insegna non solo da ciò che dice, ma anche da quello che non dice. Qui non si accenna per nulla a una presunta abolizione dell’osservanza del sabato. Anzi, si noti la motivazione per cui i pagani dovevano, come i giudei, stare lontani dall’idolatria, dall’immoralità e dall’uso del sangue: “Perché Mosè [= i primi cinque libri della Bibbia, la Toràh, attribuiti a Mosè] fin dalle antiche generazioni ha in ogni città chi lo predica nelle sinagoghe dove viene letto ogni sabato” (v. 21). Non solo viene ricordata la Legge di Mosè, la Toràh, ma il fatto che veniva letta “ogni sabato”. Se quei gentili non si fossero radunati di sabato per leggere la Toràh, che importanza avrebbe mai avuto questa motivazione? Si noti poi che quei convertiti, come tutti i gentili o pagani, non avevano mai letto Mosè né tantomeno osservato il sabato. Ora, però, c’era questa preoccupazione: radunandosi di sabato e leggendo la Toràh, dovevano anche osservarla.

“Il sabato andammo fuori dalla porta, lungo il fiume, dove pensavamo vi fosse un luogo di preghiera” (At 16:13). Qui si parla di Paolo e di Sila. Vi s’indica che era loro consuetudine dedicarsi al culto durante il sabato.

“Dopo questi fatti egli [Paolo] lasciò Atene e si recò a Corinto. Qui trovò un ebreo, di nome Aquila, oriundo del Ponto, giunto di recente dall’Italia insieme con sua moglie Priscilla, perché Claudio aveva ordinato a tutti i Giudei di lasciare Roma. Egli si unì a loro. Essendo del medesimo mestiere, andò ad abitare e a lavorare con loro. Infatti, di mestiere, erano fabbricanti di tende. Ma ogni sabato insegnava nella sinagoga e persuadeva Giudei e Greci” (At 18:1-4). Paolo “rimase là un anno e sei mesi, insegnando tra di loro la Parola di Dio” (v. 11). Qui vediamo Paolo che lavorava tutta la settimana, “ma ogni sabato insegnava nella sinagoga”, e lì lo fece per un anno e mezzo, “ogni sabato”. “Lavora sei giorni e fa’ tutto il tuo lavoro, ma il settimo è giorno di riposo, consacrato al Signore Dio tuo; non fare in esso nessun lavoro”. – Es 20:9,10.

Ai pagani convertiti Paolo raccomandò: “Siate miei imitatori, come anch’io lo sono di Cristo” (1Cor 11:1). “Paolo, com’era sua consuetudine, entrò da loro, e per tre sabati tenne loro ragionamenti tratti dalle Scritture” (At 17:2). Paolo era un imitatore di Yeshùa che, “com’era solito, entrò in giorno di sabato nella sinagoga”. – Lc 4:16.

Riguardo a chi giudicava male i credenti che osservavano il sabato, Paolo dice con decisione: “Nessuno vi giudichi riguardo . . . a osservanza della luna nuova o a sabato”. – Col 2:16, TNM.

   Il sabato non riguarda quindi solo i giudei. “Il sabato è stato fatto per l’uomo” (Mr 2:27), sin da quando fu creato e santificato da Dio.

Quello che è importante è che il modo in cui decidiamo di osservare il sabato deve essere un ricordo del riposo che abbiamo già in Cristo. Non deve esserci un peso, ma qualcosa che fa bene a noi e agli altri. Questa fu la critica principale da parte di Yahshùa  del modo in cui alcuni suoi contemporanei osservavano il sabato (Mt 12:1-13).

I discepoli colgono spighe in giorno di Sabato. Come esempio della violenta animosità che era nata nel cuore dei Farisei contro Cristo, viene qui fatta menzione imprima di un episodio che deve essere accaduto nelle vicinanze di Capernaum. Era un giorno di Sabato. Recandosi forse Gesù, coi suoi discepoli, in uno dei villaggi vicini, gli venne fatto di attraversare dei campi di grano quasi maturo. I discepoli, avendo fame, colsero alcune spighe, e, soffregandole nelle mani, ne mangiarono i chicchi. I Farisei, che li avevano spiati, andarono immediatamente da Gesù, accusando i suoi discepoli d’essere violatori del Sabato. L’accusa non importava che l’atto in se stesso fosse un rubare, poiché in ogni altro giorno sarebbe stato lecito; ma quel cogliere le spighe e stropicciarle fra le mani fu condannato altamente come lavoro manuale proibito nel Sabato Matteo 12:1:2.

La risposta di nostro Signore si riduce ad un argomento cui non si replica: la forza maggiore. «È vero! Dio comandò che nessun lavoro si facesse di Sabato; ma siccome il Sabato fu dato per utile dell’uomo, c’è una legge superiore a questa, ed è la legge della conservazione della vita. Quando queste due leggi vengono a conflitto, Iddio misericordioso domanda «grazia e non sacrificio». Colui dunque che rompe il riposo del sabato per assoluta necessità o per usare misericordia, non è reo di infrazione di questa legge» Matteo 12:7. Nostro Signore convalida questo argomento con esempi ben noti. Ogni uomo il quale, non essendo sacerdote, mangiava del pane di presentazione,   1 Samuele 21:1-6 commetteva sacrilegio; nonostante, quando Davide e i suoi compagni, stretti dalla fame, cioè da forza maggiore, ne chiesero e ne ottennero onde sostenere la vita, non peccò né chi diede i pani, né chi li ricevette Matteo 12:3,4. I1 Signore passa quindi ad un altro esempio che si riferisce più direttamente al Sabato. Numeri 28:9,10  La legge di Dio richiedeva che nessuno in quei giorno lavorasse; ma, nel tempio, i sacerdoti dovevano, il Sabato, fare non solo il lavoro degli altri giorni, ma un doppio lavoro, essendo doppio il numero dei sacrifici da offrirsi in quel giorno. Ora, uccidere animali, bruciare incenso, ecc., erano violazioni del Sabato più flagranti assai che non fosse il cogliere e soffregare tra le mani alcune spighe. Pure i sacerdoti che ciò facevano non meritavano biasimo, poiché in questo caso c’era forza maggiore; il culto divino non doveva essere interrotto neanche il Sabato, ma senza l’opera loro non si poteva celebrare. Era dunque quell’opera necessaria Matteo 12:5. Nostro Signore aggiunge un’altra risposta all’accusa dei Farisei, cioè la presenza, in quel luogo, del Legislatore Medesimo. Se coloro che, per compiere opere necessarie, rompevano la legge del Sabato nel tempio, non erano perciò da biasimare, quanto meno lo erano quelli che lo facevano col permesso ed in presenza del Figliuol dell’uomo, il quale è maggiore del tempio, ed è Signore del Sabato? Matteo 12:6,8.

Un Cristiano è tenuto ad osservare il Sabato, ossia a non lavorare di Sabato?  Se un Cristiano sente che ciò è giusto per lui, allora deve assolutamente seguire ciò che sente (Romani 14:5) Scrittura spesso citata da coloro che vorrebbero far capire che il sabato è stato abolito è quella di Colossesi 2:16, occorre qui comprendere bene il testo biblico. La lettura del semplice testo biblico purtroppo è spesso influenzata dal credo di chi legge. Analizziamo bene il passo. Vediamo prima come viene usualmente tradotto 2:16 nella parte relativa alle festività:

“Nessuno dunque vi giudichi […] rispetto a feste, a noviluni, a sabati” NR

“Nessuno dunque vi condanni […] riguardo a feste, a noviluni e a sabati”CEI

“Perciò nessuno vi giudichi […] in quanto a festa o a osservanza della luna nuova o a sabato”TNM

“Niuno adunque vi giudichi […] per rispetto di festa, o di calendi, o di sabati” Did

“Nessuno dunque vi giudichi […] rispetto a feste, a noviluni o ai sabati” ND

Si noti la somiglianza dell’espressione: “Rispetto a”, “riguardo a”, “in quanto a”. Tutti questi traduttori (cattolici, protestanti, Testimoni di Geova e altri) devono ammettere con la loro traduzione che Paolo si riferisca all’osservanza delle festività bibliche. Sebbene Paolo parli di osservanza, i lettori che erroneamente ritengono abolita la Legge, leggono come se Paolo parlasse di non osservanza. Poniamoci la domanda: Ma quei colossesi osservavano o no le festività bibliche? La risposta può essere solo un “sì” oppure un “no”.

A chi risponde “no”, domandiamo: perché allora Paolo li rimprovera? Se le festività bibliche fossero state abolite (come sostiene la stragrande maggioranza delle religioni “cristiane”) e se quei colossesi conseguentemente non le osservavano, sarebbero stati in regola. Non ci sarebbe stato bisogno di alcun rimprovero da parte di Paolo.  Evidentemente le osservavano. TNM dice addirittura: “In quanto a festa o a osservanza [si noti: “osservanza”, non ‘non osservanza’] della luna nuova o a sabato”. È ovvio che quei colossesi osservavano le feste bibliche, ma qualcuno li giudicava per questo. Paolo dice: “Nessuno vi giudichi”, “nessuno vi condanni”. Nessuno doveva giudicare o condannare quei colossesi perché osservano quelle feste bibliche.  Riguardo alle festività, Paolo dà la motivazione perché si debbano osservare. Infatti, dice: “Nessuno vi giudichi . . . in quanto a festa o a osservanza della luna nuova o a sabato; poiché queste cose sono un’ombra delle cose avvenire”. – 2:16,17, TNM.  Sebbene il testo greco non dica “poiché”, ma solo ἃ (a), “che”, plurale neutro, il traduttore qui coglie il punto: la motivazione per cui quelle festività vanno osservate è che “tutte cose queste che sono ombra delle future” (2:17, CEI). Qui dobbiamo rilevare una forzatura in alcune traduzioni: “Sono l’ombra di cose che dovevano avvenire”

NR  “Son ombra di quelle che dovevano avvenire”

Did  Ora si paragoni questa traduzione (“dovevano avvenire”)

con queste altre traduzioni:“Sono ombra delle future”CEI

“Sono un’ombra delle cose avvenire” TNM

Il lettore, smarrito, potrebbe domandarsi: Ma queste “cose” (di cui le festività ebraiche erano un’“ombra” o una figura) erano già avvenute o erano ancora future? “Dovevano avvenire” sottintende: dovevano, ma sono già venute. “Devono” significa che non sono ancora avvenute. Addirittura, Nuova Diodati (che è la revisione moderna di Diodati) contraddice l’antica traduzione: corregge il “dovevano avvenire” con un “devono avvenire”. TNM gioca d’astuzia: “Cose avvenire”; avvenire rispetto al passato e quindi già avvenute o rispetto al presente e quindi future? La Bibbia ci toglie ogni dubbio:

ἅ ἐστιν σκιὰ τῶν μελλόντων

a estìn skià mellònton

che è ombra delle cose future

Paolo dice “è”: mentre scriveva quindi quelle cose erano future anche per lui. La parola μελλόντων (mellònton) è il participio presente del verbo μέλλω (mèllo), che significa “sto per”, “sono sul punto di”. La frase sottintende “venire”. Perciò la traduzione esatta è: “Delle cose che stanno [per venire]”. Non c’è modo di riferire l’espressione al passato, intendendo qualcosa come ‘stavano per venire e sono venute’. Il participio è un participio presente: mentre Paolo parla, quelle cose “stanno [presente] per” venire. Il tutto è rafforzato dal presente ἐστιν (estìn): “è”, al presente, mentre Paolo scrive. Dopo aver menzionato feste, noviluni e sabati, Paolo afferma che “ciò è ombra di cose che stanno per [venire o adempiersi]”. Nessun dubbio: per Paolo quelle “cose” non erano ancora venute, ma erano future. La ragione per cui le feste bibliche andavano e vanno osservate è che esse rappresentano qualcosa di futuro. In verità, in esse c’è tutto il piano di salvezza di Dio. Per quanto riguarda le traduzioni, però non è finita. Dobbiamo rilevare un altro errore. Leggiamo la parte finale di 2:17:

“Ma il corpo è di Cristo” NR

“Ma la realtà invece è Cristo!”CEI

“Ma la realtà appartiene al Cristo”TNM

“Ma il corpo è* di Cristo”Did

“Ma il corpo è* di Cristo”ND

* Il corsivo è del traduttore, per indicare che è stato aggiunto.  Prima di esaminare questa parte del versetto è utile fare il punto della situazione e riassumere 2:16,17 come è stato ristabilito fin qui: “Non dunque qualcuno vi giudichi per cibo e bevanda o riguardo a festa o novilunio o sabati, che è ombra delle cose future”. – Testo greco letterale.

Ora abbiamo Col 2:16,17 al completo:

“Non dunque qualcuno vi giudichi per cibo e bevanda o riguardo a festa o novilunio o sabati, che è ombra delle cose future, ma il corpo del Cristo”. – Testo greco letterale.

   Paolo, affermando che nessuno si deve permettere di giudicare i colossesi che osservano le festività bibliche – giacché queste prefigurano cose future -, dice che a giudicarli deve essere “il corpo del Cristo” (cfr. v. 19) ovvero la chiesa.

Galati 5:13-15 riassume la questione: “Perché, fratelli, voi siete stati chiamati a libertà; soltanto non fate della libertà un’occasione alla carne, ma per mezzo dell’amore servite gli uni gli altri; poiché tutta la legge è adempiuta in quest’unica parola: Ama il tuo prossimo come te stesso.

Come discepoli di Yahshua riconosciamo dall’attento studio della bibbia che non esiste un solo versetto che dica chiaramente che il quarto comandamento, l’osservare il sabato,  sia stato abolito, in realtà Yahshua non lo ha abolito affatto ma potremmo dire che lo ha perfezionato o completato,eliminando quelle sfaccettature severe imposte dalla legge orale e dai Farisei. Egli disse:

“Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento”. – Mt 5:17.

Per dare un senso diverso alle parole di Yahshùa c’è chi non esita ad adattare la traduzione alla propria convinzione religiosa. In fondo, chi mai conosce il greco antico della Bibbia? Solo un ristretto numero di persone, per cui la maggioranza si affiderà alla traduzione. Così, in alcune si legge: “Non sono venuto a distruggere, ma ad adempiere”. Il senso che si vorrebbe insinuare è che il messia sarebbe venuto per adempiere ciò che la Legge simboleggiava o additava, cosicché – una volta adempiuti i significati raffigurati dalla Legge – la Toràh sarebbe poi stata abolita. Questa strana e non scritturale idea è smentita dal significato del verbo greco e dalla parole stesse di Yeshùa. Vediamo intanto il testo vero della Bibbia, il suo testo greco originale:

Μὴ νομίσητε ὅτι ἦλθον καταλῦσαι τὸν νόμον ἢ τοὺς προφήτας· οὐκ ἦλθον καταλῦσαι ἀλλὰ πληρῶσαι

Me nomìste òti èlthon katalǘsai ton nòmon e tùs trofètas: uk èlthon katalǘsai allà pleròsai

Non crediate che sia venuto ad abrogare la legge o i profeti: non sono venuto ad abrogare ma a completare

Apprezziamo coloro che rispettano il sabato e non giudichiamo coloro che non sono in condizioni di poterlo osservare o non lo ritengono fondamentale oggi, ricordando innanzitutto che siamo tutti sotto la grazia divina.

Infine vogliamo citare le parole del Maestro Yahshua in Matteo 5:19

“Chi dunque avrà violato uno di questi minimi comandamenti e avrà così insegnato agli uomini, sarà chiamato minimo nel regno dei cieli; ma chi li avrà messi in pratica e insegnati sarà chiamato grande nel regno dei cieli.”

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