Open/Close Menu IO SONO LA VIA LA VERITA' E LA VITA Giov. 14:6

Alcuni passi biblici potrebbero suscitare delle perplessità riguardo alle donne ad esempio leggiamo

1 Corinti 14:34,35 Come in tutte le comunità dei fedeli, le donne nelle assemblee tacciano perché non è loro permesso parlare; stiano invece sottomesse, come dice anche la legge. 35 Se vogliono imparare qualche cosa, interroghino a casa i loro mariti, perché è sconveniente per una donna parlare in assemblea”.

e ancora 1 Timoteo 2:11,12La donna impari in silenzio, con tutta sottomissione. 12 Non concedo a nessuna donna di insegnare, né di dettare legge all’uomo; piuttosto se ne stia in atteggiamento tranquillo”.

Significa questo che le donne non possono parlare?

Cosa disse allora Paolo in I Corinti  11:5. “Ma ogni donna che prega o profetizza senza velo sul capo, manca di riguardo al proprio capo, poiché è lo stesso che se fosse rasata”.

Qui Paolo parla di donne che profetizzavano nelle Ekklesie, ora come potevano farlo se dovevano tacere?

In Atti 21:8-9 leggiamo:

Ripartiti il giorno seguente, giungemmo a Cesarèa; ed entrati nella casa dell’evangelista Filippo, che era uno dei Sette, sostammo presso di lui. 9 Egli aveva quattro figlie nubili, che avevano il dono della profezia”.

Qui dunque si parla di Filippo l’evangelizzatore che aveva 4 figlie che profetizzavano. Se potevano profetizzare era evidente che era permesso loro di parlare.

Alla pentecoste si ebbe la discesa dello spirito santo che fu versato sia su uomini che donne. Nessuna discriminazione dunque da parte di Dio. Fu citato dall’apostolo Pietro le parole di Gioele in Atti 2:17,18 ora siccome il profetizzare implica il parlare è evidente che le donne possono esprimersi nell’ Ekllesia. Dobbiamo allora trovare la risposta alle parole dell’apostolo Paolo che abbiamo letto in 1 Corinti 14;34,35  e 1 Timoteo 2:11,12. E’ probabile che la proibizione di paolo fosse rivolta ad un certo tipo di donne, pettegole, calunniatrici e intromettenti come lo si comprende da 1 Timoteo 3:11 e 5:11-13.

Anche nella congregazione di Filippi vi era due donne particolari Filippesi 4:2  Evodie e Sintiche che non andavano affatto d’accordo tra loro. Quindi è anche probabile che alcune donne discutevano e contestavano gli uomini quando insegnavano nell’ekklesia. Il fatto che Dio abbia scelto uomini per insegnare nell’ekklesia significa che la donna viene sminuita? Niente affatto.

Leggiamo Matteo 28:1, 8-10 e vediamo che Dio scelse donne per dare testimonianza per prime alla resurrezione di Yahshua. Possiamo capire il pensiero di Dio al riguardo già dalle scritture ebraiche dove si parla di donne profetesse come Debora e Ulda e uomini si rivolsero a loro per i giudizi e ricevere consiglio come si comprende dalle scritture di Giudici 4:4-16,20   e 2 Re 22:14-16

Inoltre delle donne svolgevano incarichi presso il tabernacolo Esodo 38:8 “Fece la conca di rame e il suo piedistallo di rame, impiegandovi gli specchi delle donne, che nei tempi stabiliti venivano a prestar servizio all’ingresso della tenda del convegno”.

Ma qual è la condizione delle donne in alcune religioni. Possiamo dire che non è permesso loro di insegnare all’interno dell’ekklesia ma solo agli increduli al di fuori d’essa. Esse non possono ricoprire incarichi come diacono dal greco diakonos che significa servo o servitore.

Leggiamo i requisiti per essere tali in 1 Timoteo 3:8-12Allo stesso modo i diaconi siano dignitosi, non doppi nel parlare, non dediti al molto vino né avidi di guadagno disonesto,9 e conservino il mistero della fede in una coscienza pura.10 Perciò siano prima sottoposti a una prova e poi, se trovati irreprensibili, siano ammessi al loro servizio. 11 Allo stesso modo le donne siano dignitose, non pettegole, sobrie, fedeli in tutto. 12 I diaconi non siano sposati che una sola volta, sappiano dirigere bene i propri figli e le proprie famiglie”.

Si noti dunque attentamente  il v. 11: “Le donne devono similmente …”. Similmente a chi? Ai diaconi maschi di cui Paolo ha appena parlato. E non si pensi che Paolo abbia terminato di parlare dei diaconi maschi e ora rivolga un pensiero alle donne, perche al v. 12 continua a parlare dei diaconi. Paolo include perciò anche le donne nel diaconato. Nella traduzione del Nuovo mondo delle Sacre Scritture, c’è anche un tentativo di confondere le acque, perché al v. 13 essa traduce “gli uomini che servono”, contro il testo biblico originale che ha invece “i bene aventi servito”, espressione che non può escludere le donne che Paolo ha inserito poco prima.

Leggiamo romani 16:1 si parla di Febe una donna cristiana che apparteneva all’ekklesia di Cencrea.

Lo sapevate che questa donna era una diaconessa? La maggioranza delle traduzioni confermano che era diaconessa. Lo si comprende ancora meglio leggendo il versetto 2 dove si comprende che aveva prestato i suoi servizi anche allo stesso apostolo Paolo. Dalle scritture dunque comprendiamo che le donne possono ricevere l’incarico di diacono, e non esiste discriminazione da parte di Yahweh nei loro confronti.

Se poi Romani  fosse anteriore a Filippesi, Febe sarebbe la prima persona nella storia della chiesa a essere chiamata diacono. Cosa curiosa, per la Traduzione Nuovo Mondo Romani (da loro datata all’anno 56 circa) è davvero anteriore a Filippesi (da loro datata all’anno 60-61)!

Ora si noti che Paolo raccomanda ai fratelli romani, riguardo a Febe, che le si presti “assistenza in qualunque cosa ella possa aver bisogno” (Rom 16:2). Non si tratta di semplice cortesia, perché non ci si esprime così nei riguardi di una persona qualsiasi, fosse anche un sorella in visita. Il verbo greco impiegato ci aiuta a capire meglio la raccomandazione paolina. L’apostolo delle genti dice: παραστῆτε (parastète). Si tratta del verbo greco παρίστημι (parìstemi) che indica il mettersi a disposizione per essere d’aiuto. Ciò indica anche che Febe non andava a Roma per fare una vacanza o perché vi era di passaggio. Il fatto che Paolo specifica che lei deve essere ricevuta “nel Signore” (Rom 16:2) può ben indicare il motivo seriamente spirituale della sua visita.

Concludiamo con la scrittura di Galati 3:28

“Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù”.

Nota- 1Tim 2,11-15   fonte uccronline

C’è infatti un certo consenso degli storici sul fatto che l’ingiunzione di tacere rivolta alle donne «non facesse originariamente parte della lettera ai Corinzi, ma sia stata aggiunta in seguito dai copisti. In tal caso, il comando del Signore dovrebbe riferirsi al passo che precede il versetto 34, laddove Paolo esorta a mantenere l’ordine durate i servizi del culto invece di permettere che regni il caso, come pare accadesse a Corinto» (B. Ehrman, “Did Jesus Exist?”, HarperCollins Publishers 2013, p. 352). Oltre all’agnostico Ehrman, anche il prof. Robin Scroggs, docente di New Testament presso l’Union Theological Seminary ha argomentato in modo convincente sul fatto che il passo in questione fu inserito da coloro che composero le lettere deutero-paoline e pastorali, aggiungendo che «Paolo è l’unico portavoce sicuro e coerente della liberazione e dell’uguaglianza delle donne nel Nuovo Testamento» (R. Scroggs, “Paul and the Eschatological Woman”, “Journal of the American Academy of Religion” 1972, p.290),

Anche lo storico e sociologo Rodney Stark, docente presso la Baylor University, ha commentato questo passo osservando che «ci sono valide ragioni per rifiutare tali parole in quanto risultano incoerenti con tutto ciò che Paolo ha da dire sulle donne» (R. Stark, “Il trionfo del cristianesimo”, Lindau 2012, p. 166). Effettivamente Poolo non disse mai nulla contro le donne, anzi non vedeva niente di male sul fatto che potessero approdare al ruolo di leader nella prima Chiesa (si veda Rm 16,1-2). Come ha riassunto Wayne Meeks, professore emerito di Biblical Studies presso la Yale University: «Le donne […] sono le compagne di lavoro di Paolo in quanto evangeliste e maestre. Perciò, sia in termini del posto che occupano all’interno della società più vasta che in termini di partecipazione alle comunità cristiane, un gran numero di donne disattese le normali aspettative legate ai ruoli femminili» (W. Meeks & R.L. Wilken, “Jews and Christians in Antioch in the First Four Centuries of the Common Era”, Scholars Press 1978, p.71).

Studio collegato: Le donne e il velo.

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